Radio Cristiana FHLPiattaforma Cristiana DigitaleRadio Cristiana FHL

Una passeggiata attraverso la bibbia| Luca 1:57-80

Una passeggiata attraverso la bibbia| Luca 1:57-80

Luca 1:57-66

57 Ora giunse per Elisabetta il tempo di partorire, e diede alla luce un figlio.
58 I suoi vicini e i parenti, udendo che il Signore le aveva usato grande misericordia, si rallegrarono con lei.
59 Ed avvenne che nell’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e intendevano chiamarlo Zaccaria, col nome di suo padre;
60 ma sua madre intervenne e disse: «No, si chiamerà invece Giovanni».
61 Ed essi le dissero: «Non vi è alcuno nella tua parentela che si chiami con questo nome».
62 Così domandarono con cenni a suo padre, come voleva che lo si chiamasse.
63 Egli allora chiese una tavoletta e vi scrisse: «Il suo nome è Giovanni». E tutti si meravigliarono.
64 In quell’istante la sua bocca si aperse e la sua lingua si sciolse, e parlava benedicendo Dio.
65 E tutti i loro vicini furono presi da timore, e tutte queste cose erano divulgate per tutta la regione montuosa della Giudea.
66 E tutti coloro che le udirono, le riposero nel cuore loro, dicendo: «Chi sarà mai questo bambino?». E la mano del Signore era con lui.

Ora arriva finalmente per Elisabetta il tempo di partorire, e ciò che l’angelo aveva annunciato a Zaccaria nel tempio non rimane più soltanto una parola ricevuta nel segreto, una promessa alla quale credere o qualcosa da attendere. Ora quella promessa entra nella casa, si fa visibile, può essere presa tra le braccia: Elisabetta dà alla luce un figlio, e quelli che conoscevano la sua storia si rallegrano insieme a lei.

Il testo dice che i vicini e i parenti avevano udito che il Signore le aveva usato grande misericordia. Questo significa che non videro semplicemente una donna anziana che aveva avuto un bambino, ma riconobbero che dietro quella nascita c’era l’intervento di Dio. Per molti anni Elisabetta aveva portato il peso della sterilità, aveva conosciuto l’attesa, le domande e probabilmente anche gli sguardi degli altri; ora, però, le stesse persone che avevano visto il suo dolore potevano vedere la misericordia del Signore sopra la sua vita.

È meraviglioso osservare come Dio sappia cambiare completamente una situazione. Per anni quella casa era rimasta senza il pianto di un bambino, mentre ora era piena di gioia; per anni Elisabetta aveva portato quello che lei stessa aveva definito un obbrobrio fra gli uomini, ma adesso i vicini e i parenti venivano a rallegrarsi con lei. La misericordia di Dio non era rimasta nascosta.

All’ottavo giorno, secondo quanto stabilito dalla legge, vennero per circoncidere il bambino, e tutti davano quasi per scontato che si sarebbe chiamato Zaccaria, come suo padre. Era una scelta comprensibile, naturale, legata alla famiglia e a ciò che normalmente ci si aspettava. Il bambino avrebbe portato il nome del padre e tutto sarebbe continuato secondo la tradizione.

Ma Elisabetta interviene e dice:

«No, si chiamerà invece Giovanni».

La sua risposta sorprende tutti, perché nessuno nella loro parentela portava quel nome. Le persone presenti non riuscivano a comprenderne la ragione: guardavano alla famiglia, cercavano un precedente, controllavano ciò che era sempre stato fatto, ma non trovavano alcun Giovanni. Ciò che non sapevano era che quel nome non era stato scelto da Elisabetta e nemmeno da Zaccaria; era stato stabilito da Dio.

Allora si rivolgono al padre. Zaccaria è ancora muto e non può raccontare ciò che gli era accaduto nel tempio, spiegare la visione, ripetere le parole dell’angelo o difendere verbalmente la scelta di quel nome. Chiede semplicemente una tavoletta e scrive:

«Il suo nome è Giovanni».

Notate che non scrive: “Vorrei chiamarlo Giovanni”, e neppure: “Abbiamo deciso che si chiamerà Giovanni”. Scrive: “Il suo nome è Giovanni”, perché quel nome era già stato stabilito dal Signore e Zaccaria stava soltanto riconoscendo ciò che Dio aveva detto prima ancora che il bambino fosse concepito.

Ed è qui che vediamo un cambiamento importante in quest’uomo. Quando l’angelo gli aveva annunciato la nascita del figlio, Zaccaria aveva risposto guardando alla propria età e a quella di sua moglie:

«Da che cosa conoscerò questo? Poiché io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni».

Aveva davanti un angelo del Signore, aveva ricevuto una parola chiara e gli era stato detto che la sua preghiera era stata esaudita; eppure, in quel momento, il suo sguardo si era fermato sulla condizione umana. Ora, invece, quando tutti vogliono chiamare il bambino con il suo nome, Zaccaria non segue ciò che appare normale e non si lascia guidare dalla tradizione della famiglia, ma si mette dalla parte della parola ricevuta da Dio: “Il suo nome è Giovanni”.

Proprio in quell’istante la sua bocca si apre e la sua lingua si scioglie. Il segno annunciato dall’angelo arriva al suo termine, perché Zaccaria sarebbe rimasto muto fino al giorno in cui quelle cose si fossero adempiute. Ora il bambino è nato, il nome dato da Dio è stato confermato e il silenzio finisce.

Osserviamo, però, qual è la prima cosa che esce dalla sua bocca. Zaccaria non si lamenta, non racconta immediatamente quanto sia stato difficile rimanere muto per tutti quei mesi, non parla di se stesso e non cerca di attirare l’attenzione sulla propria esperienza, ma comincia a benedire Dio. La bocca che si era chiusa a causa dell’incredulità si riapre nella lode.

Questo ci mostra qualcosa di molto bello riguardo al modo in cui il Signore tratta i suoi figli. Zaccaria era stato corretto, ma non era stato rigettato; era stato disciplinato, ma non era stato abbandonato. Dio non aveva cancellato la promessa a causa della sua debolezza e non aveva cambiato ciò che aveva deciso di fare. La sua incredulità aveva avuto delle conseguenze, ma non aveva annullato la fedeltà di Dio.

Quando parliamo di incredulità, pensiamo spesso a una persona che dice apertamente: “Io non credo in Dio”, ma l’incredulità non si presenta sempre in questo modo. A volte entra nei nostri ragionamenti proprio quando Dio ci mette davanti qualcosa che supera ciò che possiamo calcolare.

Zaccaria aveva pregato per avere un figlio, probabilmente per anni, ma il tempo era passato, lui era diventato vecchio ed Elisabetta era avanzata in età. Forse aveva smesso persino di aspettarsi una risposta. Poi, proprio quando tutto sembrava ormai impossibile, Dio gli disse: “La tua preghiera è stata esaudita”, ed egli fece fatica a crederlo.

Non perché Dio avesse parlato in modo confuso, perché l’angelo era stato molto chiaro, ma perché la parola di Dio entrava in contrasto con ciò che Zaccaria vedeva. Dio diceva: “Avrai un figlio”, mentre il corpo diceva: “È troppo tardi”. Dio annunciava una nascita, mentre la ragione umana mostrava soltanto vecchiaia e sterilità.

Ed è proprio qui che anche noi possiamo riconoscerci. A volte la parola del Signore ci sembra troppo grande per la situazione nella quale ci troviamo; guardiamo gli anni trascorsi, le occasioni perdute e le nostre debolezze, e cominciamo a pensare che ormai non possa più accadere nulla. Non diciamo necessariamente che Dio non sia potente, ma ragioniamo come se i nostri limiti fossero anche i suoi.

Qualcosa di simile accadde anche ad Abrahamo. Quando il Signore gli parlò della nascita di Isacco, Abrahamo rise dentro di sé e disse:

«Nascerà forse un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà forse a novant’anni?».

Poi aggiunse:

«Oh, possa Ismaele vivere davanti a te!».

Abrahamo aveva davanti la promessa di Dio, ma continuava a pensare alla soluzione che già conosceva. Dio parlava di Isacco, mentre Abrahamo parlava ancora di Ismaele. Non è forse quello che facciamo anche noi? Dio ci mostra ciò che vuole compiere e noi continuiamo a presentargli ciò che, secondo noi, sarebbe più semplice e più realistico.

Quando una promessa supera la logica umana, anche un uomo di fede può vacillare, guardando al tempo passato, alle forze diminuite e alle possibilità ormai finite. Ma Dio non ragiona secondo i nostri limiti.

Tornando a Zaccaria, il testo non ci racconta tutto ciò che egli pensò durante quei mesi di silenzio. Non sappiamo quante volte abbia ripercorso nella propria mente l’incontro con l’angelo, né quante volte abbia pensato alle parole che non aveva creduto; la Scrittura, però, ci mostra chiaramente il punto di arrivo.

Arriva il giorno della nascita, arriva il momento di scegliere il nome, tutti dicono: “Zaccaria”, ma egli prende la tavoletta e scrive: “Il suo nome è Giovanni”. Si allinea alla parola del Signore, e la sua bocca si apre.

Non dobbiamo prendere il mutismo di Zaccaria e trasformarlo in una regola per ogni credente, perché quello fu un segno particolare, annunciato dall’angelo e dato a lui in quella precisa circostanza. Possiamo però riconoscere che l’incredulità produce sempre qualcosa nella nostra vita spirituale: ci toglie libertà, appesantisce la preghiera, indebolisce la gioia e ci fa guardare continuamente alle impossibilità invece che alla fedeltà del Signore.

La mente comincia a misurare ogni cosa soltanto secondo ciò che vede, la preghiera diventa faticosa e la lode si spegne. Il cielo sembra chiuso, non perché Dio abbia smesso di essere fedele, ma perché il nostro cuore è rimasto imprigionato nei propri ragionamenti.

L’incredulità non è qualcosa di innocuo. Non fa perdere potenza a Dio, ma mette noi in una posizione sbagliata davanti alla sua parola, portandoci a dire: “È troppo difficile”, mentre il Signore sta già portando avanti ciò che ha stabilito.

Eppure il passo ci mostra anche la misericordia di Dio. Zaccaria non rimane per sempre nel silenzio, perché la disciplina ha un termine; quando la parola si adempie, la sua bocca si apre e torna a benedire il Signore.

A questo punto tutti i vicini vengono presi da timore, perché ciò che era accaduto non poteva più essere considerato una semplice coincidenza. Una donna sterile e avanzata in età aveva partorito, il bambino aveva ricevuto un nome che non apparteneva alla famiglia e, nel momento in cui il padre aveva confermato quel nome, la sua bocca si era aperta. Tutto indicava che la mano di Dio era all’opera.

La notizia cominciò così a diffondersi per tutta la regione montuosa della Giudea, e quelli che ascoltavano non si limitavano a parlarne per qualche momento. Luca dice che riponevano queste cose nel proprio cuore e si domandavano:

«Chi sarà mai questo bambino?».

Era una domanda giusta, perché la nascita di Giovanni era stata annunciata da un angelo, il suo nome era stato scelto da Dio, sua madre aveva ricevuto misericordia nella vecchiaia e suo padre era stato corretto e poi ristabilito. Tutto ciò che circondava quella nascita faceva comprendere che il Signore aveva preparato qualcosa di particolare.

Luca conclude dicendo:

«E la mano del Signore era con lui».

Questa è la cosa più importante. Non erano soltanto le circostanze straordinarie della sua nascita o la meraviglia delle persone: la mano del Signore era sopra Giovanni.

Forse anche noi dobbiamo fermarci davanti a questo passo, perché a volte il problema non è che non sappiamo cosa Dio abbia detto; il problema è se crediamo davvero che ciò che Dio ha detto sia più vero delle nostre paure, dei nostri calcoli e dei nostri limiti.


Luca 1:67-80

67 E Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo:
68 «Benedetto sia il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e compiuto la redenzione per il suo popolo;
69 e ci ha suscitato una potente salvezza nella casa di Davide suo servo
70 come egli aveva dichiarato per bocca dei suoi santi profeti fin dai tempi antichi, perché fossimo salvati
71 dai nostri nemici e dalle mani di tutti coloro che ci odiano,
72 per usare misericordia verso i nostri padri e ricordarsi del suo santo patto,
73 il giuramento fatto ad Abrahamo nostro padre,
74 per concederci che, liberati dalle mani dei nostri nemici, lo potessimo servire senza paura,
75 in santità e giustizia davanti a lui tutti i giorni della nostra vita.
76 E tu, o piccolo bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché tu andrai davanti alla faccia del Signore a preparare le sue vie,
77 per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza, nel perdono dei loro peccati;
78 grazie alle viscere di misericordia del nostro Dio, per cui l’aurora dall’alto ci visiterà,
79 per illuminare quelli che giacevano nelle tenebre e nell’ombra della morte, per guidare i nostri passi nella via della pace».
80 Intanto il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, e rimase nei deserti fino al giorno che egli doveva manifestarsi ad Israele.

Ora Zaccaria, ripieno di Spirito Santo, comincia a profetizzare. Queste parole non sono semplicemente l’espressione della gioia di un padre davanti al figlio appena nato, perché Luca ci dice chiaramente che Zaccaria fu ripieno di Spirito Santo; ciò che segue, dunque, è una parola profetica, ispirata da Dio.

È interessante osservare che Zaccaria non comincia parlando di Giovanni. Avrebbe potuto parlare immediatamente del figlio tanto atteso, raccontare la gioia di quella nascita, la lunga sterilità di Elisabetta o i mesi trascorsi nel silenzio; invece le sue prime parole sono:

«Benedetto sia il Signore Dio d’Israele».

Il suo sguardo si alza subito verso Dio. La bocca che era rimasta chiusa a causa dell’incredulità ora si apre per benedire il Signore, e Zaccaria non mette al centro la propria esperienza. Non parla principalmente di ciò che Dio aveva fatto per lui, ma di ciò che stava compiendo per tutto il suo popolo.

Dice che il Signore ha visitato e compiuto la redenzione per Israele. Ora, il bambino Gesù non era ancora nato, eppure Zaccaria parla della redenzione come di qualcosa che si sta già compiendo, perché la promessa era ormai entrata nella storia. Il Messia era nel grembo di Maria, il precursore era appena nato e Dio aveva cominciato a muovere ogni cosa verso il compimento di ciò che aveva annunciato.

Per circa quattrocento anni Israele non aveva udito una nuova voce profetica come quelle che avevano parlato nei tempi antichi. Questo non significa che Dio fosse stato assente o che avesse smesso di governare la storia; il popolo aveva ancora le Scritture, le promesse e la legge, ma non c’era stata una nuova voce profetica riconosciuta come quella di Malachia o degli altri profeti.

Il popolo aspettava, e non aspettava in una condizione semplice. Israele si trovava sotto il dominio di Roma, e molti attendevano la consolazione d’Israele e la venuta del Messia promesso. Ora, dopo quella lunga attesa, la voce profetica torna a risuonare, ma non per annunciare qualcosa di scollegato dalle antiche promesse. Zaccaria dichiara che Dio si stava ricordando proprio di ciò che aveva già detto.

Parla della casa di Davide, dei santi profeti, del patto e del giuramento fatto ad Abrahamo, raccogliendo nelle sue parole tutta la storia della promessa. Dio aveva promesso a Davide che avrebbe stabilito il suo regno; i profeti avevano parlato di un re giusto, di un germoglio che sarebbe uscito dal tronco di Isai e di un figlio che avrebbe regnato sul trono di Davide.

Isaia aveva annunciato che la vergine avrebbe concepito e partorito un figlio, chiamato Emmanuele, Dio con noi, mentre Michea aveva indicato Betlemme come il luogo dal quale sarebbe uscito colui che doveva dominare in Israele. Queste parole non erano frammenti separati, ma parti di un unico disegno.

Dio non stava improvvisando una soluzione dopo aver visto il fallimento dell’uomo. Il Messia era stato annunciato fin dai tempi antichi, e la redenzione era il compimento di un proposito che il Signore aveva fatto conoscere attraverso i profeti. Ora quel momento era arrivato.

Zaccaria parla di una potente salvezza suscitata nella casa di Davide. Non sta parlando principalmente di Giovanni, perché Giovanni non apparteneva alla casa di Davide, ma alla linea sacerdotale di Levi; sta parlando di Cristo, il figlio di Davide, colui che avrebbe portato la vera salvezza.

Soltanto al versetto 76 Zaccaria si rivolge al bambino:

«E tu, o piccolo bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo».

Possiamo immaginare Zaccaria che guarda quel bambino appena nato e pronuncia queste parole. Giovanni sarebbe stato un profeta dell’Altissimo, avrebbe avuto un ministero grande, e Gesù stesso avrebbe detto che, tra i nati di donna, non era sorto nessuno più grande di Giovanni Battista. Eppure, nonostante tutta la sua grandezza, Giovanni non era il centro, perché il suo compito era andare davanti alla faccia del Signore per preparare le sue vie.

Giovanni era il messaggero, mentre Cristo era il Signore davanti al quale il messaggero avrebbe preparato la strada. Questo è molto importante, perché il vero ministero profetico non conduce mai le persone verso il profeta come punto finale. Il profeta mandato da Dio indica il Signore, prepara la via, richiama al ravvedimento e annuncia la verità, ma non prende il posto di Cristo.

Giovanni dirà di essere:

«La voce di uno che grida nel deserto: Raddrizzate la via del Signore».

Una voce non richiama l’attenzione su se stessa, ma trasmette un messaggio. Quando Giovanni vedrà Gesù, dirà:

«Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo».

E quando gli riferiranno che tutti stavano andando dietro a Gesù, non si sentirà minacciato e non tenterà di proteggere la propria posizione, ma dirà:

«Bisogna che egli cresca e che io diminuisca».

Questa è la posizione corretta di ogni servitore di Dio: Cristo deve crescere, mentre l’uomo deve diminuire.

Il ministero di Giovanni era stato annunciato anche dal profeta Malachia. Il Signore aveva detto che avrebbe mandato il suo messaggero per preparare la via davanti a lui, e nello stesso libro troviamo anche la promessa riguardante Elia, mandato prima del giorno grande e spaventevole del Signore.

Non dobbiamo, però, lasciare che siano le supposizioni umane a spiegare questa profezia, perché la Scrittura stessa ci mostra in quale modo essa si è adempiuta. L’angelo Gabriele aveva detto a Zaccaria che Giovanni sarebbe venuto:

«Nello spirito e nella potenza di Elia».

Non disse che Giovanni sarebbe stato Elia tornato fisicamente sulla terra, né parlò di Elia entrato in un altro corpo; disse che Giovanni avrebbe esercitato il suo ministero nello spirito e nella potenza di Elia, avendo una chiamata simile.

Elia aveva richiamato Israele al Signore in un tempo di apostasia, mentre Giovanni avrebbe chiamato il popolo al ravvedimento, preparando un popolo ben disposto per il Signore. Ecco perché, quando i sacerdoti e i leviti gli domandarono: “Sei tu Elia?”, Giovanni rispose: “Non lo sono”. Non era Elia in senso letterale e non era l’antico profeta ritornato sulla terra come persona.

Ma Gesù, parlando del compimento profetico, disse di Giovanni:

«Se lo volete accettare, egli è l’Elia che doveva venire».

E quando i discepoli gli domandarono perché gli scribi dicessero che prima doveva venire Elia, Gesù rispose che Elia era già venuto e non era stato riconosciuto. Matteo aggiunge che i discepoli compresero che stava parlando loro di Giovanni Battista.

Quando Gesù stesso interpreta una profezia, noi dobbiamo fermarci alla sua spiegazione. Non abbiamo l’autorità di riaprire ciò che Cristo ha identificato come adempiuto per applicarlo arbitrariamente a un altro uomo, come se dopo Gesù e gli apostoli dovesse ancora arrivare un profeta speciale per completare il messaggio di Dio.

Il legame tra Giovanni ed Elia è biblico, perché è la Scrittura a stabilirlo. L’errore comincia quando si prende quella profezia, la si separa dall’interpretazione data da Gesù e la si utilizza per innalzare un altro uomo in una posizione che il Nuovo Testamento non gli attribuisce.

Gesù ha detto che Giovanni era l’Elia che doveva venire e che, tra i nati di donna, non era sorto nessuno più grande di Giovanni Battista. Che cosa dovremmo aggiungere alle parole del Signore? Se Cristo ha identificato il compimento, non possiamo arrivare secoli dopo e dire che, in realtà, quel ruolo doveva essere completato da un altro profeta, perché questo significherebbe andare oltre ciò che è scritto.

Giovanni stesso non si presentò mai come la chiave finale senza la quale il popolo non avrebbe potuto comprendere Dio. Non costruì un messaggio intorno alla propria persona e non chiese agli uomini di dipendere da lui, ma indicò Cristo.

Nel Vangelo di Giovanni leggiamo:

«Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla come uno che viene dalla terra; colui che viene dal cielo è sopra tutti».

Questa parola rimette ogni cosa al proprio posto. Giovanni era un grande profeta, ma veniva dalla terra, mentre Cristo viene dall’alto. Giovanni era una voce, Cristo è la Parola; Giovanni preparava la via, Cristo è la via; Giovanni annunciava il perdono, Cristo è colui che avrebbe versato il proprio sangue per il perdono dei peccati.

Davanti al Figlio di Dio, ogni uomo rimane nel proprio limite. Nessun profeta può essere posto sopra Cristo e nessun uomo può diventare la chiave finale senza la quale il messaggio del Figlio rimarrebbe incompleto o incomprensibile.

Se Cristo viene dal cielo ed è sopra tutti, come potrebbe un altro uomo venire dopo di lui e assumere una posizione tale da completare ciò che Cristo avrebbe lasciato incompiuto? Giovanni diminuì davanti a Gesù; come potrebbe un altro profeta venire dopo e prendere un posto maggiore di quello che la Scrittura dà allo stesso Giovanni?

Per questo dobbiamo respingere ogni dottrina che presenta un uomo come necessario per completare Cristo, completare la Scrittura o interpretare definitivamente il messaggio di Dio. La fede cristiana non ha bisogno di un altro centro, perché il centro è Cristo.

Gesù ha compiuto l’opera della redenzione e sulla croce ha detto:

«È compiuto».

Dopo la risurrezione mandò gli apostoli a predicare l’Evangelo, a fare discepoli e a insegnare tutte le cose che egli aveva comandato. Non disse alla Chiesa di aspettare un altro profeta che avrebbe portato il vero messaggio finale, ma comandò di custodire e proclamare ciò che egli aveva già rivelato.

Anche gli apostoli furono molto chiari. Paolo disse che, se persino un angelo dal cielo avesse annunciato un vangelo diverso da quello già predicato, sarebbe stato anatema; Giovanni scrisse che chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo non ha Dio, mentre Giuda parlò della fede trasmessa una volta per sempre ai santi.

La Chiesa, dunque, non deve correre dietro a un nuovo centro, a una nuova rivelazione o a un uomo presentato come indispensabile per comprendere realmente la Bibbia, ma deve rimanere nella dottrina di Cristo e degli apostoli.

Naturalmente Dio continua a usare servitori, pastori, insegnanti ed evangelisti. Questi ministeri sono biblici e sono stati dati per l’edificazione della Chiesa, ma un vero servitore non completa Cristo, non completa la Bibbia e non diventa la lente senza la quale nessuno potrebbe comprendere la Parola. Il servitore fedele apre la Scrittura e conduce le persone a Cristo.

Quando invece un uomo viene innalzato al punto da diventare il riferimento necessario per comprendere ogni cosa, il centro si è già spostato. Si può continuare a nominare Gesù e si possono usare molti versetti, ma la dipendenza delle persone non è più rivolta semplicemente al Figlio di Dio.

Giovanni ci mostra la strada opposta:

«Egli deve crescere e io diminuire».

Tornando al cantico di Zaccaria, il compito di Giovanni sarebbe stato quello di dare al popolo la conoscenza della salvezza nel perdono dei peccati. Giovanni avrebbe predicato il ravvedimento, messo il dito sulla condizione del cuore e chiamato il popolo a prepararsi per l’arrivo del Signore, ma non poteva perdonare i peccati.

Poteva indicare la salvezza, ma non produrla; poteva preparare la via, ma non era egli stesso la via; poteva indicare l’Agnello, ma soltanto l’Agnello di Dio avrebbe tolto il peccato del mondo.

Zaccaria continua parlando delle viscere di misericordia del nostro Dio, per cui:

«L’aurora dall’alto ci visiterà».

Che immagine meravigliosa. Il popolo viene descritto come qualcuno che giace nelle tenebre e nell’ombra della morte; non si trova semplicemente in una stanza poco illuminata, ma giace nelle tenebre, incapace di trovare da solo la strada e bisognoso che una luce venga dall’alto.

Ed ecco che Dio, nella sua misericordia, visita il suo popolo. La luce non nasce dall’uomo e non sale dalla terra, ma viene dall’alto. Questa luce non è Giovanni, perché Giovanni sarebbe stato il testimone della luce; la luce è Cristo.

Giovanni prepara, Cristo salva; Giovanni annuncia, Cristo redime; Giovanni chiama al ravvedimento, Cristo porta il perdono; Giovanni è la voce, Cristo è il Signore.

Questa luce viene per guidare i nostri passi nella via della pace.

Il capitolo si conclude dicendo che il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, rimanendo nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi a Israele. Luca non ci racconta molti particolari dell’infanzia di Giovanni e non ci dice tutto ciò che fece durante quegli anni, ma ci mostra soltanto ciò che è necessario sapere: Giovanni cresceva, si fortificava nello spirito, rimaneva nel deserto e aspettava il giorno stabilito da Dio.

Prima della manifestazione pubblica ci fu una preparazione nascosta. Prima che la sua voce risuonasse lungo il Giordano, Giovanni trascorse anni nel silenzio del deserto, mentre Dio lo preparava.

Quando sarebbe arrivato il momento giusto, non si sarebbe manifestato un giorno prima e nemmeno un giorno dopo, ma sarebbe apparso a Israele secondo il tempo stabilito dal Signore.

Quanto è importante imparare questo. Il ministero appartiene a Dio, la preparazione appartiene a Dio e anche i tempi appartengono a Dio. Giovanni non dovette inventarsi una posizione, costruire il proprio nome o forzare il momento della propria manifestazione.

La mano del Signore era con lui e, al tempo stabilito, Dio stesso lo avrebbe condotto davanti al popolo.

Dio ci benedica.


Questo articolo è una creazione originale di Radio Cristiana FHL. È fondamentale sottolineare che la riproduzione o l’utilizzo del suo contenuto, in qualsiasi forma, non è consentito senza il consenso esplicito di Radio Cristiana FHL (Cristomihasalvato@gmail.com). Ogni tentativo di modifica, distribuzione o vendita del testo è vietato. La pubblicazione di questo articolo è stata effettuata con il permesso dell’editore originale. Per scoprire ulteriori risorse e informazioni, vi invitiamo a visitare il nostro sito ufficiale: www.radiocristianafhl.com ©Radio Cristiana FHL

 

FHL Radio Cristiana
Radio Cristiana FHL Pronto all'ascolto