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Una passeggiata attraverso la bibbia | Luca 1:1-23

Una passeggiata attraverso la bibbia | Luca 1:1-23

Luca 1:1-4

1 Poiché molti hanno intrapreso ad esporre ordinatamente la narrazione delle cose che si sono verificate in mezzo a noi,
2 come ce le hanno trasmesse coloro che da principio ne furono testimoni oculari e ministri della parola,
3 è parso bene anche a me, dopo aver indagato ogni cosa accuratamente fin dall’inizio, di scrivertene per ordine, eccellentissimo Teofilo,
4 affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.

Prima di entrare nel Vangelo di Luca, è importante fermarci su questi primi versi, perché Luca non comincia il suo racconto in modo casuale.
Non dice semplicemente: “Credete a quello che vi sto per raccontare”;
fa qualcosa di molto serio, perché ricorda che molti avevano già cercato di mettere per iscritto gli avvenimenti riguardanti Gesù, e che queste cose erano state trasmesse da persone che fin dall’inizio erano state testimoni oculari e ministri della Parola.

Questo ci fa capire subito che non sta inventando una storia, non sta scrivendo qualcosa nato da impressioni personali, da emozioni o da racconti confusi.
Luca raccoglie testimonianze, ascolta ciò che era stato trasmesso, indaga ogni cosa accuratamente e poi mette tutto in ordine.

Il suo scopo è chiaro: scrivere a Teofilo affinché possa riconoscere la certezza delle cose che gli erano state insegnate.
In sostanza, Luca sta dicendo che queste cose sono accadute davvero in mezzo a loro; sono state viste, trasmesse, investigate e poi scritte, affinché chi legge non abbia una fede appoggiata sul vago, ma su una testimonianza solida.

E questo è importante anche per noi, perché la fede cristiana non nasce da favole, da suggestioni o da qualcosa che qualcuno si è immaginato.
Ha un fondamento, ha una testimonianza, ha una Parola che è stata custodita e trasmessa. Prima ancora di parlarci di Zaccaria, Elisabetta, Maria, Giovanni Battista e della nascita di Gesù, Luca ci mostra il fondamento del suo Vangelo:
una testimonianza ordinata, accurata, scritta per dare certezza.

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Luca 1:5-7

5 Ai giorni di Erode, re della Giudea, vi era un certo sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia; sua moglie era discendente da Aaronne e si chiamava Elisabetta.
6 Erano entrambi giusti agli occhi di Dio, camminando irreprensibili in tutti i comandamenti e le leggi del Signore.
7 Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed entrambi erano già avanzati in età.

Ora Luca ci porta dentro una casa precisa, in un tempo preciso: ai giorni di Erode, re della Giudea.
Ci presenta Zaccaria, un sacerdote della classe di Abia, ed Elisabetta, sua moglie, anche lei discendente da Aaronne.

Questa non era una coppia qualunque. Il testo dice che erano entrambi giusti davanti a Dio, non soltanto davanti agli uomini o per apparenza, ma davanti a Lui; camminavano in modo irreprensibile nei comandamenti e nelle leggi del Signore.

Subito dopo, però, Luca aggiunge un dettaglio che non si può ignorare: non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed entrambi erano già avanti negli anni.
Un lettore attento e un cuore sensibile possono notare il peso di queste parole, perché da una parte abbiamo una coppia fedele, timorata di Dio, che cammina davanti al Signore con integrità; dall’altra, una sofferenza che li accompagnava da tempo: non avevano figli.

E qui c’è il primo grande insegnamento: essere giusti davanti a Dio non significa essere risparmiati dalla sofferenza.
Zaccaria ed Elisabetta non erano persone lontane dal Signore, ribelli o negligenti; erano fedeli, eppure portavano addosso un dolore vero.

Ed è qui che il testo diventa vicino anche a noi, perché anche un credente può amare Dio, servirlo, camminare con timore davanti a Lui e, nello stesso tempo, portare una richiesta che sembra non ricevere risposta:
una preghiera fatta tante volte, un peso che rimane, una porta che non si apre.

Certe volte questo crea un combattimento dentro, perché la mente comincia a dire:
“Ma se sto cercando di fare le cose davanti a Dio, perché questa situazione non cambia?
Se sto camminando con il Signore, perché questa sofferenza rimane?”.
A volte sembra quasi che più cerchiamo di camminare con timore davanti a Dio, più alcune situazioni restano ferme;
e se guardiamo la vita di molti uomini di Dio nella Scrittura, vediamo che la fedeltà non li ha sempre portati fuori subito dalla prova, spesso li ha fatti passare proprio attraverso di essa.

Zaccaria ed Elisabetta ci mostrano che la fedeltà non sempre toglie subito il dolore; a volte si vede proprio mentre il dolore è ancora lì.

C’è anche un altro aspetto importante.
In quel tempo, una donna che non aveva figli portava addosso anche un peso sociale.
Non era solo una sofferenza intima, familiare; era qualcosa che gli altri vedevano, commentavano, giudicavano.
Nella mentalità di quel tempo, la sterilità poteva essere vissuta come una vergogna, come un disonore davanti alla gente.
Non perché il testo dica che Dio avesse maledetto Elisabetta, anzi dice il contrario; però agli occhi degli uomini quella mancanza poteva pesare.

Infatti più avanti Elisabetta dirà che il Signore ha tolto il suo disonore fra gli uomini, e questo ci fa capire che quella sofferenza non era soltanto privata, ma aveva anche un peso davanti alla società.

Eppure Dio come li guarda?
Non come persone dimenticate, scartate o fallite, ma come giusti davanti a Lui.

Sì, molte volte gli uomini giudicano una vita da quello che manca, mentre Dio considera la fedeltà che rimane anche dentro quella mancanza.
Elisabetta non aveva figli, ma il suo cammino era davanti al Signore; Zaccaria era avanti negli anni, forse con speranze ormai consumate dal tempo, ma era ancora lì, fedele nel suo servizio.

Erano feriti, sì, probabilmente stanchi, forse avevano fatto i conti con anni di silenzi; però il testo dice che camminavano ancora nei comandamenti del Signore.
Questa è una grande testimonianza , perché non è difficile parlare di fede quando tutto va bene: la fede si vede davvero quando continui a camminare con Dio anche mentre c’è qualcosa che non capisci, qualcosa che ti pesa, qualcosa che avresti voluto vedere cambiato molto prima.

Zaccaria ed Elisabetta erano avanti negli anni, ma non avevano smesso di essere fedeli.
Infatti, Dio non misura una persona solo dai risultati visibili, né dalle risposte che ha ricevuto; guarda anche come cammini mentre aspetti, come rimani quando non capisci, come Lo servi mentre dentro hai ancora una sofferenza aperta.

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Luca 1:8-10

8 Or avvenne che, mentre Zaccaria esercitava il suo ufficio sacerdotale davanti a Dio nell’ordine della sua classe,
9 secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per bruciare l’incenso.
10 Intanto l’intera folla del popolo stava fuori in preghiera, nell’ora dell’incenso.

Ora è importante evidenziare che Zaccaria stava esercitando il suo ufficio sacerdotale davanti a Dio, nell’ordine della sua classe.
Questo significa che lui era ancora lì, nel suo servizio, nonostante gli anni, nonostante una sofferenza portata per tanto tempo e nonostante quella preghiera che sembrava non aver ancora ricevuto risposta.

Secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per bruciare l’incenso.
Non era una cosa che accadeva tutti i giorni nella vita di un sacerdote; anzi, era possibile che un sacerdote non venisse mai chiamato in tutta la sua vita per offrire l’incenso, perché i sacerdoti erano molti e il servizio veniva stabilito tramite sorteggio.

Quindi Zaccaria non fu scelto per caso, almeno non nel senso in cui spesso noi intendiamo il caso.
Umanamente si tirava a sorte, ma davanti a Dio quel giorno era preciso: la sua classe sacerdotale aveva il turno per servire nel tempio, ma tra i sacerdoti di quella classe proprio Zaccaria viene scelto per entrare e offrire l’incenso.

Qui c’è qualcosa da osservare con attenzione.
Zaccaria era ormai anziano, sua moglie Elisabetta era sterile, la loro storia portava addosso un’attesa lunga, e proprio nel giorno più raro del suo servizio accade qualcosa di speciale.
Mentre lui entra nel tempio per bruciare l’incenso, l’intera folla del popolo sta fuori in preghiera, nell’ora dell’incenso.

Dentro c’è Zaccaria davanti a Dio, fuori c’è il popolo che prega, e in quel momento il Signore sta preparando una risposta che non riguarda soltanto la vita privata di Zaccaria ed Elisabetta, ma entra nel piano più grande della venuta del Messia.

Questo ci fa vedere una cosa molto concreta: Dio può incontrare un uomo proprio mentre quell’uomo sta continuando a servire.
Zaccaria non sapeva che quel giorno sarebbe cambiato tutto; lui stava facendo ciò che gli era stato affidato, stava occupando il suo posto, stava servendo davanti al Signore, e proprio lì, nel luogo del servizio, dopo anni di attesa, Dio gli viene incontro.

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Luca 1:11-17

11 Allora un angelo del Signore gli apparve, stando in piedi alla destra dell’altare dell’incenso.
12 Al vederlo Zaccaria fu turbato e preso da paura,
13 Ma l’angelo gli disse: «Non temere Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, al quale porrai nome Giovanni.
14 Ed egli sarà per te motivo di gioia e di allegrezza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.
15 Perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà né vino né bevande inebrianti e sarà ripieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre.
16 E convertirà molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio.
17 Ed andrà davanti a lui nello spirito e potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto».

Ora Zaccaria vede questa scena e ovviamente viene turbato. Un angelo del Signore gli appare, stando in piedi alla destra dell’altare dell’incenso, e davanti a una manifestazione del genere la sua reazione è quella di un uomo vero: viene preso da paura.

Ma l’angelo lo rassicura e gli dice qualcosa che rivela anche a noi qualcosa di prezioso: “Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita”.

E qui rivela il testo che durante la sua vita Zaccaria aveva pregato per avere un figlio.
Quella richiesta non era qualcosa di superficiale, non era un pensiero passato una volta e poi dimenticato.
Era una preghiera che era salita davanti a Dio, forse accompagnata da lacrime, da attese, da domande, da momenti in cui umanamente sembrava ormai inutile sperare ancora.

Eppure l’angelo dice: “La tua preghiera è stata esaudita”.

La risposta arriva, ma non nel tempo che magari Zaccaria ed Elisabetta si sarebbero aspettati.
Arriva quando ormai erano avanzati negli anni, un po’ come accadde ad Abramo, che ricevette il figlio della promessa quando umanamente la situazione sembrava chiusa.
Io non so il motivo per cui Dio abbia aspettato così tanto con Zaccaria ed Elisabetta, il testo non ce lo spiega in ogni dettaglio, tuttavia da lì a poco sarebbe stato dato anche l’annuncio della nascita del Signore Gesù, e questo ci fa capire che quella risposta non era isolata, ma collegata a qualcosa di molto più grande.

Dio finalmente concede a Zaccaria ed Elisabetta di avere un figlio, ma non concede soltanto un figlio per riempire una mancanza familiare.
Quel bambino avrà uno scopo speciale nella sua vita.
L’angelo dice che dovranno chiamarlo Giovanni, e annuncia che sarà motivo di gioia e di allegrezza non solo per i suoi genitori, ma anche per molti altri che si rallegreranno per la sua nascita.

Ora, è interessante notare questo: Dio non solo risponde alla sofferenza di Zaccaria ed Elisabetta, ma dentro quella risposta mette anche una chiamata.
Giovanni sarà grande davanti al Signore, non berrà vino né bevande inebrianti, sarà ripieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre, convertirà molti dei figli d’Israele al Signore loro Dio e andrà davanti a Lui nello spirito e nella potenza di Elia.

Qui bisogna dirlo bene: Giovanni non è Elia reincarnato, ma viene nello spirito e nella potenza di Elia, cioè con un ministero profetico preparato da Dio, secondo ciò che era stato annunciato nelle Scritture.
Egli sarà quella voce mandata davanti al Messia, per preparare la via del Signore, per ricondurre i cuori, per chiamare il popolo al ravvedimento e per preparare al Signore un popolo ben disposto.

Nella Bibbia vediamo anche altre persone che, dopo una lunga sofferenza legata alla mancanza di un figlio, ricevono da Dio un dono che poi viene usato per il Suo proposito.
Pensiamo ad Anna, che soffrì profondamente per la sua sterilità e pregò davanti al Signore fino a quando Dio le diede Samuele.
Ma Samuele non fu soltanto il figlio che consolò il cuore di Anna; divenne un uomo usato da Dio in mezzo a Israele.

Così anche qui Zaccaria ed Elisabetta ricevono un figlio, ma quel figlio non appartiene soltanto alla loro gioia privata.
Giovanni nasce dentro un disegno di Dio. Nasce per preparare il popolo alla venuta di Cristo.
Quindi Dio non solo dona loro il miracolo, ma attraverso quel miracolo onora anche la loro attesa davanti agli uomini, toglie quel disonore che Elisabetta aveva portato per anni, e fa sì che tutta la gloria torni a Lui.

Questo ci fa vedere che quando Dio risponde, non sempre risponde solo al bisogno immediato che noi vediamo. A volte dentro una risposta c’è molto di più. Zaccaria ed Elisabetta chiedevano un figlio, ma Dio stava preparando il precursore del Messia.
Loro portavano una sofferenza familiare, ma Dio stava inserendo quella storia dentro il compimento delle Sue promesse.

E questo non significa che ogni attesa avrà sempre lo stesso esito o la stessa forma, però ci mostra che Dio non è limitato dall’età, dalla sterilità, dal tempo passato o da quello che agli occhi degli uomini sembra ormai impossibile.
Quando arriva il Suo tempo, ciò che sembrava chiuso può diventare il luogo dove Dio manifesta la Sua fedeltà, e la risposta che sembrava tardare può rivelarsi molto più grande di quello che l’uomo aveva immaginato.

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Luca 1:18-23

18 E Zaccaria disse all’angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Poiché io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni».
19 E l’angelo, rispondendo, gli disse: «Io sono Gabriele che sto alla presenza di Dio, e sono stato mandato per parlarti e annunziarti queste buone novelle.
20 Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo».
21 Intanto il popolo aspettava Zaccaria e si meravigliava che egli si trattenesse così a lungo nel tempio.
22 Ma, quando uscì, non poteva parlare loro; allora essi compresero che egli aveva avuto una visione nel tempio; egli faceva loro dei cenni, ma rimase muto.
23 E avvenne che, quando furono compiuti i giorni del suo servizio, egli ritornò a casa sua.

Ora Zaccaria, dopo aver ricevuto quella parola da parte di Dio per mezzo dell’angelo, fa una domanda che rivela la sua incredulità: “Da che cosa conoscerò questo? Poiché io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”.

Aveva davanti a sé un angelo del Signore, aveva ricevuto una parola precisa, aveva appena ascoltato che la sua preghiera era stata esaudita;
eppure, in quel momento, il suo sguardo si ferma sull’età, sulla condizione del corpo, su ciò che umanamente sembrava impossibile.
Non sta semplicemente chiedendo una spiegazione, ma un segno, perché non riesce a credere pienamente a quello che gli è stato annunciato.

E non è forse così anche per noi, tante volte?
Dio ci parla, ci promette qualcosa, ci mostra una direzione, eppure davanti alla Sua parola cominciamo a guardare la nostra condizione, i nostri limiti, il tempo passato, le circostanze, tutto quello che sembra dire il contrario. Zaccaria dice: “Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”; in altre parole, mette davanti alla promessa di Dio la realtà che vede con i suoi occhi.

L’angelo allora risponde in modo molto chiaro: “Io sono Gabriele che sto alla presenza di Dio, e sono stato mandato per parlarti e annunziarti queste buone novelle”.
È come se gli stesse ricordando da dove viene quella parola.
Non era un pensiero umano, non era un incoraggiamento qualunque, non era una possibilità tra tante; era una parola mandata da Dio, portata da un angelo che sta alla Sua presenza.

Eppure Zaccaria non crede, dubita.
Per questo l’angelo gli dice che sarebbe rimasto muto fino al giorno in cui quelle cose sarebbero avvenute, perché non aveva creduto alle parole che si sarebbero adempiute a loro tempo.

Questo passaggio ci mette davanti a qualcosa di serio.
Per grazia, Dio mantiene il Suo disegno con Zaccaria nonostante la sua incredulità: la nascita di Giovanni non viene annullata, la promessa non viene ritirata, il piano del Signore non viene fermato dalla debolezza di quell’uomo.
Però c’è una conseguenza: Zaccaria rimane muto per un tempo stabilito.

E questo dovrebbe farci riflettere con sobrietà.
Dio certamente porta avanti la Sua opera, ma l’incredulità non è mai una cosa leggera.
Zaccaria diventa per noi un esempio da non seguire sotto questo aspetto, perché dopo aver ricevuto una parola dal Dio vivente, invece di appoggiarsi su quella parola, si è appoggiato su ciò che vedeva: la sua vecchiaia e l’età avanzata di sua moglie.

Anche a noi può capitare qualcosa del genere.
Possiamo ricevere una parola da Dio, sapere cosa il Signore ci ha detto, e poi, appena guardiamo la situazione, cominciare a dubitare.
Magari Dio farà comunque la Sua opera nella nostra vita, perché Lui è fedele, ma il cammino può essere segnato da conseguenze, da silenzi, da momenti in cui il Signore ci disciplina e ci insegna a non trattare la Sua parola come se fosse una parola qualsiasi.

Immaginiamo per un attimo Zaccaria in quei mesi: un uomo abituato a parlare, a servire, a relazionarsi, che improvvisamente non può più parlare.
Deve comunicare con i cenni, deve portare addosso ogni giorno il ricordo di quel momento nel tempio, deve vivere la gioia della promessa e, allo stesso tempo, la conseguenza della sua incredulità.
Non poter parlare non era una piccola cosa; era un disagio continuo, una limitazione reale, qualcosa che toccava la sua vita quotidiana, la sua casa, il suo servizio, il suo modo di stare con gli altri.

Intanto il popolo fuori aspettava Zaccaria e si meravigliava che si trattenesse così a lungo nel tempio.
Quando finalmente uscì, non poteva parlare loro, e allora compresero che aveva avuto una visione.
Lui faceva dei cenni, ma rimase muto.
C’è qualcosa di molto particolare in questa scena: Zaccaria esce dal luogo dove aveva ricevuto una parola da Dio, ma non può annunciarla con la sua voce.
La parola si sarebbe adempiuta, ma lui, per un tempo, non avrebbe potuto raccontarla liberamente.

Poi il testo dice che, quando furono compiuti i giorni del suo servizio, Zaccaria ritornò a casa sua.
Anche qui si vede qualcosa della sua fedeltà: nonostante quello che era accaduto, nonostante fosse rimasto muto, portò a compimento i giorni del suo servizio e poi tornò a casa.

Nel prossimo articolo vedremo una scena diversa, perché Luca metterà davanti a noi Maria, e sarà interessante osservare il contrasto tra il modo in cui Zaccaria riceve il messaggio e il modo in cui lei risponde alla parola del Signore.
Anche Maria farà una domanda, ma non sarà la stessa incredulità di Zaccaria; di questo, però, parleremo meglio nel prossimo passaggio.


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