Riflessioni Bibliche

Non tutti vogliono vedere ciò che Dio sta operando

today19 Giugno 2026

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Giovanni 9:1-41

[1] Mentre passava, vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. [2] E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». [3] Gesú rispose: «Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma ciò è accaduto, affinché siano manifestate in lui le opere di Dio. [4] Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. [5] Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo». [6] Dopo aver detto queste cose, sputò in terra, con la saliva fece del fango e ne impiastrò gli occhi del cieco. [7] Poi gli disse: «Va [8] Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima cieco, dissero: «Non è questi colui che stava seduto a mendicare?». [9] Alcuni dicevano: «E’ lui». Altri: «Gli assomiglia». Ed egli diceva: «Io sono». [10] Gli dissero dunque: «Come ti sono stati aperti gli occhi?». [11] Egli rispose e disse: «Un uomo, chiamato Gesú, ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ alla piscina di Siloe e lavati”. Ed io vi sono andato, mi sono lavato e ho recuperato la vista». [12] E quelli gli dissero: «Dov’è costui?». Egli rispose: «Non lo so». [13] Allora essi condussero dai farisei colui che prima era stato cieco. [14] Ora era sabato quando Gesú fece del fango e gli aperse gli occhi. [15] Anche i farisei dunque gli domandarono di nuovo come avesse recuperato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». [16] Allora alcuni farisei dicevano: «Quest’uomo non è da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un uomo peccatore compiere tali segni?». E c’era divisione tra di loro. [17] Chiesero dunque di nuovo al cieco: «E tu, che dici di lui per il fatto che ti ha aperto gli occhi?». Egli disse: «E’ un profeta!». [18] Ma i Giudei non credettero che lui fosse stato cieco e avesse riacquistato la vista, finché ebbero chiamato i genitori di colui che aveva riacquistato la vista. [19] E chiesero loro: «E’ questo il vostro figlio che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». [20] I suoi genitori, rispondendo loro dissero: «Noi sappiamo che costui è nostro figlio e che è nato cieco, [21] ma come ora ci veda, o chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo domandatelo a lui; egli è adulto, parlerà lui stesso di sé». [22] Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno avesse riconosciuto Gesú come il Cristo, sarebbe stato espulso dalla sinagoga. [23] Perciò i suoi genitori dissero: «E’ adulto, chiedetelo a lui». [24] Essi dunque chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio; noi sappiamo che quest’uomo è peccatore». [25] Egli allora rispose e disse: «Se sia peccatore, non lo so; ma una cosa so, che prima ero cieco e ora ci vedo». [26] Gli chiesero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». [27] Egli rispose loro: «Io ve l’ho già detto e voi non avete ascoltato, perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». [28] Essi perciò l’ingiuriarono e dissero: «Tu sei suo discepolo; ma noi siamo discepoli di Mosé. [29] Noi sappiamo che Dio ha parlato a Mosé, ma quanto a costui non sappiamo da dove venga». [30] Quell’uomo rispose e disse loro: «Ebbene, è molto strano che voi non sappiate da dove venga; eppure egli mi ha aperto gli occhi. [31] Or noi sappiamo che Dio non esaudisce i peccatori, ma se uno è pio verso Dio e fa la sua volontà, egli lo esaudisce. [32] Da che mondo è mondo non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi ad un cieco nato. [33] Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla». [34] Essi risposero e gli dissero: «Tu sei nato completamente nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori. [35] Gesú seppe che l’avevano cacciato fuori e, trovatolo, gli disse: «Credi tu nel Figlio di Dio?». [36] Egli rispose e disse: «Chi è, Signore, perché io creda in lui?».
[18/06/2026 22:31] Abramo: [37] E Gesú gli disse: «Tu l’hai visto, è proprio colui che ti sta parlando» [38] Allora egli disse: «lo credo, Signore»; e l’adorò. [39] Poi Gesú disse: «lo sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». [40] Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste cose e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». [41] Gesú rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo perciò il vostro peccato rimane».

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Riflessione

C’è un episodio nel Vangelo di Giovanni che considero estremamente attuale, perché non racconta soltanto la guarigione di un uomo nato cieco, ma mette in evidenza una realtà che purtroppo può manifestarsi ancora oggi: la possibilità di essere molto vicini alle cose di Dio e allo stesso tempo non riconoscere l’opera di Dio quando si manifesta davanti ai nostri occhi.

Il Signore Gesù incontra un uomo cieco dalla nascita e già questo dettaglio è fondamentale, perché non si tratta di qualcuno che aveva perso la vista nel corso degli anni o che era diventato cieco a causa di una malattia; quest’uomo non aveva mai visto nulla in tutta la sua vita.
Era nato in quella condizione, era cresciuto in quella condizione e tutti lo conoscevano come il cieco.
I vicini lo conoscevano, i suoi genitori lo conoscevano, la città lo conosceva e nessuno avrebbe potuto contestare la realtà della sua situazione.

Quando Gesù interviene e gli apre gli occhi, ci aspetteremmo che il racconto si trasformi immediatamente in una celebrazione della gloria di Dio, perché stiamo parlando di qualcosa che non lasciava spazio a interpretazioni diverse;
un uomo nato cieco adesso vedeva, e questo avrebbe dovuto essere sufficiente per fermare ogni discussione.
Invece accade qualcosa di completamente diverso, perché i farisei iniziano a interrogare quell’uomo e, più leggiamo il racconto, più comprendiamo che il loro problema non era capire cosa fosse successo, ma trovare una ragione per non attribuire quel miracolo a Gesù.

È impressionante osservare il comportamento di questi uomini, perché davanti a loro c’è una prova che nessuno riesce a negare.
Non stanno discutendo di una teoria, una dottrina o di un’opinione.
Hanno davanti un uomo che era nato cieco e che adesso vede; tuttavia, invece di glorificare Dio, continuano a cercare una spiegazione alternativa, quasi come se il loro obiettivo fosse difendere una posizione già presa piuttosto che lasciarsi convincere dall’evidenza.

Arrivano perfino a convocare i genitori, probabilmente nella speranza di trovare qualche contraddizione che permetta loro di mettere in discussione il miracolo.
Quando i genitori arrivano, confermano che quello è realmente il loro figlio e confermano che è nato cieco; di fatto stanno confermando proprio ciò che rende il miracolo straordinario.
A questo punto ci si aspetterebbe che tutto finisca lì, perché se il figlio è nato cieco e adesso vede, qualcosa di straordinario è necessariamente accaduto.
Eppure proprio qui emerge una delle parti più tristi di tutta la vicenda.

Quando viene chiesto ai genitori come il figlio abbia ricevuto la vista e chi gli abbia aperto gli occhi, essi si tirano indietro.
Non negano ciò che è successo, ma non vogliono nemmeno esporsi apertamente dalla parte di del Signore Gesù, rispondono che il figlio è adulto e che bisogna chiedere a lui.
Giovanni poi ci spiega il motivo di quel comportamento, dicendoci che avevano paura dei Giudei, perché era già stato deciso che chiunque avesse riconosciuto Gesù come il Cristo sarebbe stato espulso dalla sinagoga.

Personalmente trovo questa una delle scene più dolorose dell’intero capitolo, perché quei genitori non erano persone qualsiasi, ma erano le persone che avevano visto il figlio soffrire per tutta la vita, che avevano vissuto accanto alla sua condizione e che conoscevano meglio di chiunque altro il peso che quella cecità aveva rappresentato per lui, avendo assistito per anni alle sue difficoltà e a tutto ciò che quella situazione aveva comportato; proprio per questo colpisce ancora di più il fatto che, davanti a un miracolo così evidente, scelgano di non esporsi.

Questo particolare dovrebbe farci riflettere profondamente, perché qui non si tratta di prudenza o di equilibrio.
È giusto essere prudenti edessere cauti.
È giusto non agire superficialmente.
Anche nella nostra vita sappiamo quanto sia importante custodire una buona testimonianza e muoverci con discernimento;
tuttavia qui non siamo davanti a una questione di discernimento, ma davanti al rischio di negare un’evidenza per paura delle conseguenze.
Quest’uomo era nato cieco.
Tutti lo sapevano e adesso vedeva.
Anche questo era evidente, eppure alcuni erano più preoccupati della propria posizione religiosa che della gloria di Dio.

Mentre tutto questo accade, il cieco guarito continua semplicemente a testimoniare ciò che ha vissuto e non cerca di impressionare nessuno, né di dimostrare una particolare preparazione teologica o di entrare in discussioni complicate.
Continua semplicemente a raccontare ciò che Dio ha fatto nella sua vita e, proprio attraverso quella semplicità che spesso manca a chi si perde in troppi ragionamenti, arriva a pronunciare parole che mettono completamente in crisi i farisei.

A un certo punto infatti risponde loro: “Proprio questo è strano: che voi non sappiate di dove egli sia eppure mi ha aperto gli occhi.
Ora sappiamo che Dio non esaudisce i peccatori; ma se uno teme Dio e fa la sua volontà, Egli lo esaudisce.
Da che mondo è mondo non si è mai udito che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se quest’uomo non fosse da Dio, non potrebbe fare nulla.”

Queste parole sono straordinarie, perché vengono pronunciate da un uomo che fino a poco tempo prima era considerato soltanto un mendicante cieco e che ora si ritrova a dare una lezione spirituale a coloro che erano considerati le guide religiose del popolo.
In altre parole, sta dicendo: voi siete quelli che insegnano la Legge, voi siete quelli che dovrebbero riconoscere l’opera di Dio eppure non riuscite a vedere ciò che è davanti ai vostri occhi.

È qui che emerge il vero contrasto del capitolo.
Da una parte c’è un uomo che era stato cieco per tutta la vita e che sta vedendo sempre più chiaramente chi sia Gesù;
dall’altra ci sono uomini che sostengono di vedere, che possiedono conoscenza religiosa, che occupano posizioni di autorità spirituale e che tuttavia si dimostrano completamente incapaci di riconoscere il Figlio di Dio.

La reazione dei farisei rivela ancora una volta la condizione del loro cuore.
Non riuscendo a negare il miracolo e non riuscendo a rispondere alla testimonianza di quell’uomo, finiscono per insultarlo e cacciarlo fuori.
Immaginiamo per un momento ciò che questo significava.
Quest’uomo aveva ricevuto la vista, ma era stato rigettato dalla religione.
Aveva sperimentato un miracolo, ma si ritrovava escluso.
I suoi stessi genitori avevano preferito non esporsi. Umanamente parlando doveva sentirsi estremamente solo.

Ed è proprio qui che accade una delle cose più belle dell’intero racconto, perché la Bibbia ci dice che Gesù venne a sapere che lo avevano cacciato fuori e andò a cercarlo.
Questo dettaglio è meraviglioso, perché mostra il cuore del Signore: quando gli uomini lo respingono, Gesù lo cerca; quando la religione lo esclude, Gesù gli si avvicina; quando viene lasciato solo, scopre che Cristo non lo ha abbandonato.

La religione non aveva potuto aprirgli gli occhi, non aveva potuto trasformare la sua condizione e non aveva potuto liberarlo.
Il Signore Gesù invece aveva fatto ciò che nessun altro era riuscito a fare e adesso gli offre qualcosa di ancora più grande della guarigione fisica, perché si rivela a lui come il Figlio di Dio.
A quel punto quell’uomo non riceve soltanto la vista naturale, ma arriva a vedere spiritualmente chi è Cristo e risponde con quelle parole meravigliose:
“Signore, io credo”, prostrandosi davanti a Lui in adorazione.

Verso la conclusione del capitolo, Gesù pronuncia delle parole che rappresentano il cuore di tutto l’episodio.
Dice infatti: “Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi.”
Alcuni farisei comprendono immediatamente che quelle parole li riguardano e chiedono:
“Siamo ciechi anche noi?” Allora Gesù risponde: “Se foste ciechi, non avreste peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane.”

Il Signore non sta dicendo che il problema è l’ignoranza.
Non sta dicendo che il problema è non sapere.
Il problema è credere di vedere quando in realtà si sta rifiutando la luce.
Quegli uomini erano convinti di sapere già tutto, erano convinti di possedere già la verità, erano convinti di non avere bisogno di essere corretti e proprio questa presunzione impediva loro di riconoscere il Messia che avevano davanti.

Ed è qui che questa storia parla direttamente anche a noi, perché il rischio non appartiene soltanto ai farisei del primo secolo.
Anche oggi si può essere nel mondo della fede, frequentare una chiesa, conoscere la Bibbia, avere anni di esperienza spirituale e tuttavia diventare ciechi davanti all’opera di Dio.
Si può essere così legati alle proprie convinzioni, alle proprie tradizioni o ai propri schemi da non riuscire più a riconoscere ciò che il Signore sta facendo;
si può essere così preoccupati di difendere una posizione da perdere la capacità di glorificare Dio quando la Sua mano opera in maniera evidente.

Per questo abbiamo bisogno di custodire un cuore umile davanti al Signore, la vera cecità spirituale non è quella del cuore;
non consiste nel non vedere, ma nel rifiutarsi di vedere; non consiste nell’assenza di luce, ma nella resistenza alla luce che Dio ci mette davanti.

La buona notizia, però, è che Gesù continua ancora oggi ad aprire gli occhi.
Continua a dare vista a chi riconosce il proprio bisogno e continua a rivelarsi a chi Lo cerca sinceramente.
Continua a fare ciò che nessuna religione può fare, cioè trasformare realmente la vita di una persona.
Il cieco nato perse la sinagoga ma trovò Cristo; perse l’approvazione degli uomini ma trovò il Figlio di Dio;
venne cacciato fuori da coloro che sostenevano di rappresentare Dio ma venne accolto da Colui che era veramente mandato da Dio, e alla fine scoprì che ciò che aveva ricevuto era infinitamente più grande di ciò che aveva perso.

Per questo la nostra preghiera dovrebbe essere semplice: “Signore, preservaci dalla cecità spirituale.
Non permettere che la paura degli uomini, l’orgoglio religioso o la presunzione ci impediscano di riconoscere la Tua opera.
Donaci un cuore umile, insegnabile e disposto a dare gloria a Te quando operi, affinché non siamo tra quelli che dicono di vedere e rimangono ciechi, ma tra quelli ai quali Tu continui ancora oggi ad aprire gli occhi.”

Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione. Che Dio vi benedica. 🙏


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Scritto da: Abramo Spina

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