Una passeggiata attraverso la bibbia| Luca 1:24-56

Luca 1:24-25
24 Ora, dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta concepí; e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva:
25 «Ecco cosa mi ha fatto il Signore nei giorni, in cui ha volto il suo sguardo su di me per rimuovere la mia vergogna tra gli uomini».
Ci eravamo fermati, nell’articolo precedente, su Zaccaria che ritorna a casa dopo il suo servizio nel tempio, portando addosso il peso e il segno di quella parola ricevuta da Dio attraverso il suo angelo.
Adesso, in questi versi, vediamo l’adempimento: quello che Dio aveva detto comincia a prendere forma nella vita di Elisabetta.
Il testo dice che Elisabetta concepì, ma dice anche che si tenne nascosta per cinque mesi.
Non sappiamo con certezza perché lo fece, il testo non lo spiega direttamente, quindi dobbiamo stare attenti a non forzare troppo; però possiamo immaginare con prudenza che dentro di lei ci fosse qualcosa di profondo, qualcosa che non era ancora pronto per essere esposto agli occhi di tutti.
Forse voleva custodire quel miracolo in silenzio, forse, dopo tanti anni di vergogna e di attesa, non aveva bisogno subito delle parole degli altri.
Aveva bisogno di stare davanti a Dio e riconoscere quello che il Signore le aveva fatto.
E infatti le sue parole sono piene di riconoscenza: “Ecco cosa mi ha fatto il Signore”.
Non dice semplicemente: “Finalmente sono incinta”, non mette al centro solo il dono ricevuto, mette al centro Dio.
Lei capisce che quello che sta vivendo non è una coincidenza, non è solo un evento naturale arrivato tardi, ma è il Signore che ha volto il suo sguardo su di lei.
Elisabetta portava da anni il peso della sterilità.
Di nuovo , riaffermiamo che in quel contesto, una donna sterile viveva spesso addosso il giudizio degli altri, il disonore, le domande, forse anche gli sguardi; e Dio entra proprio lì, non solo dandole un figlio, ma togliendo quella vergogna che gli uomini le avevano cucito addosso.
Questo non significa che lei fosse colpevole davanti a Dio, anzi, il testo aveva già detto che Elisabetta e Zaccaria erano giusti davanti al Signore; però davanti agli uomini quella condizione pesava, e pesava davvero.
Ora, personalmente, io vorrei spesso ricevere tutto subito dal Signore.
Dentro di me ragiono così: Dio è Dio, gli basterebbe un attimo, una parola, un comando, e tutto potrebbe cambiare immediatamente.
E questo è vero; Dio potrebbe farlo, ma non sempre sceglie di agire nel momento in cui io vorrei.
E qui si vede qualcosa che dà peso al testo: Dio riceve tutta la gloria nella situazione di Elisabetta proprio perché l’intervento arriva dove umanamente non c’era più niente da vantare.
Nessuno poteva dire: “È successo perché erano giovani”, oppure: “Era normale che accadesse”.
No, la loro condizione rendeva evidente che il Signore aveva messo la sua mano su quella storia.
Forse, a volte, Dio non fa qualcosa di simile anche con noi?
Attraversiamo situazioni lunghe, pesanti, che non capiamo subito;
ci sono attese che scavano, prove che ci mettono davanti ai nostri limiti, momenti in cui la fede non è un discorso bello da fare, ma una lotta concreta nella mente e nel cuore.
Giacomo dice che la prova della fede produce costanza, e Paolo scrive che anche nelle afflizioni può nascere perseveranza, carattere approvato e speranza; non perché la sofferenza sia piacevole, ma perché Dio sa lavorare anche lì, dove noi vediamo solo ritardo, silenzio e fatica.
Il problema è che la mia carne non vuole il processo, vorrebbe il risultato, vorrebbe la risposta immediata, vorrebbe saltare l’attesa, evitare il combattimento, non passare per quelle domande che ti consumano dentro: “Signore, perché non intervieni? Perché sembra che stai ritardando? Perché proprio adesso? Perché così?”
Eppure nella Scrittura vediamo che anche il ritardo, nelle mani di Dio, può diventare il luogo dove la sua gloria viene manifestata con più chiarezza.
Pensiamo a Gesù davanti alla malattia di Lazzaro: il Signore sapeva che Lazzaro era malato, eppure non partì subito.
Il Vangelo dice che rimase ancora due giorni nel luogo dove si trovava; quando arrivò, Lazzaro era già nel sepolcro da quattro giorni.
Gesù avrebbe potuto guarirlo prima?
Certamente, sarebbe bastata una sua parola; ma come avrebbero visto che Gesù è la risurrezione e la vita, se non fosse stata permessa anche quella morte?
Non perché il dolore di Marta e Maria fosse leggero, anzi, era reale. Infatti Marta disse:
“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”, e anche Maria, poco dopo, disse la stessa cosa.
Gesù non rimase freddo davanti a quel dolore, pianse; ma proprio lì dichiarò: “Io sono la risurrezione e la vita”, e disse a Marta: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”
Questo non rende l’attesa facile, non toglie il peso delle lacrime, non cancella il travaglio di chi si trova nel mezzo della prova e ancora non vede nulla;
però ci mostra che Dio non è assente solo perché non interviene quando noi pensiamo che dovrebbe intervenire.
A volte sta conducendo la situazione in un punto in cui sarà chiaro che non è stata la forza dell’uomo, non è stata la capacità, non è stato il caso, ma Lui.
In questi due versi vediamo tutto questo in modo semplice ma profondo: una promessa data, un tempo di silenzio, una donna che concepisce, una vergogna rimossa, e un cuore che riconosce:
“Il Signore ha volto il suo sguardo su di me”.
Ed è lì che la fede cresce.
Non sempre capisce i tempi di Dio, non sempre riesce a spiegare il processo, non sempre riesce a sopportare bene l’attesa;
però continua a guardare al Signore, perché sa che quando Dio parla, la sua parola non cade a vuoto.
E quando Lui decide di volgere il suo sguardo su una vita, anche anni di vergogna possono essere ribaltati in un momento.
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Luca 1:26-38
26 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,
27 ad una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.
28 E l’angelo, entrato da lei, disse: «Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne»
29 Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole, e si domandava cosa potesse significare un tale saluto.
30 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesú.
32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre;
33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».
34 E Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?».
35 E l’angelo, rispondendo, le disse: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà, pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio.
36 Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch’ella concepito un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile
37 poiché nulla è impossibile con Dio».
38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Adesso è il turno di Maria.
Dopo aver visto l’annuncio fatto a Zaccaria e l’adempimento della parola di Dio nella vita di Elisabetta, Luca ci porta davanti a un altro annuncio, ancora più grande:
l’angelo Gabriele viene mandato da Dio a Maria, una giovane promessa sposa di Giuseppe, della casa di Davide.
Il saluto dell’angelo è particolare: “Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne”.
In quelle parole vediamo che il Signore posa il suo sguardo su Maria e sceglie proprio lei per portare in grembo il Figlio di Dio.
Maria non viene presentata come una donna conosciuta, influente o importante agli occhi degli uomini, ma come una giovane donna sulla quale Dio ha deciso di manifestare la Sua grazia.
C’è una cosa molto particolare da notare: Dio sceglie proprio questa coppia di promessi sposi, Maria e Giuseppe, quando ancora non vivevano insieme come marito e moglie. Questo rende l’annuncio ancora più delicato, perché Maria riceve una parola da parte di Dio che, agli occhi degli uomini, avrebbe potuto metterla in una condizione molto difficile.
Quando l’angelo le annuncia che concepirà e partorirà un figlio, Maria domanda: “Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?”.
Questa domanda non è uguale a quella di Zaccaria.
Zaccaria, davanti alla parola dell’angelo, aveva chiesto un segno: “Da che cosa conoscerò questo?”.
La sua domanda nasceva dall’incredulità, infatti l’angelo gli risponde dicendo che sarebbe rimasto muto, perché non aveva creduto alle parole di Dio.
Maria, invece, non sta chiedendo un segno per credere; sta chiedendo come sarebbe avvenuta quella cosa, visto che lei non aveva conosciuto uomo.
E questa espressione, nel linguaggio biblico, indica il rapporto coniugale, cioè l’intimità tra uomo e donna.
In altre parole, Maria sta dicendo che non aveva avuto rapporti, perché era ancora vergine.
L’angelo allora le risponde che questo concepimento non sarebbe avvenuto per opera d’uomo, ma per opera dello Spirito Santo:
“Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà, pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”.
Il testo non usa l’espressione “seme incorruttibile” in questo punto, quindi bisogna dirlo con attenzione; però il senso è chiaro: la nascita di Gesù non avviene per volontà umana, né per intervento di uomo, ma per opera diretta di Dio, mediante lo Spirito Santo.
Ora, dentro questo annuncio, l’angelo aggiunge anche un altro dettaglio: “Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch’ella concepito un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile, poiché nulla è impossibile con Dio”.
Questo non è un dettaglio messo lì a caso.
Maria riceve una parola enorme, qualcosa che umanamente non si poteva spiegare, e l’angelo le indica anche ciò che Dio stava già facendo nella vita di Elisabetta.
Se Elisabetta si era tenuta nascosta per cinque mesi, possiamo immaginare con prudenza che Maria forse non sapesse ancora nulla;
ma adesso quella parola ricevuta dall’angelo diventava anche un motivo in più per andare, vedere, accertarsi e riconoscere che Dio stava davvero operando.
Non solo nella sua vita, ma anche nella casa di Elisabetta.
E qui dobbiamo fermarci un attimo e provare a immedesimarci nel contesto.
Maria era una giovane promessa sposa; riceve un annuncio meraviglioso, ma allo stesso tempo umanamente difficile da portare.
Dio le sta annunciando che avrebbe avuto in grembo il Messia, il Figlio di Dio, ma questo avrebbe potuto esporla a incomprensioni, sospetti, giudizi e sofferenze.
La Bibbia non ci racconta nel dettaglio cosa Maria abbia dovuto affrontare con la sua famiglia, con le persone attorno a lei o con il contesto del suo tempo, ma possiamo immaginare con prudenza quanto fosse difficile spiegare una gravidanza prima del matrimonio, dicendo che era avvenuta per opera dello Spirito Santo.
Il testo non insiste su questi dettagli, e noi non dobbiamo andare oltre ciò che è scritto, però possiamo comprendere che l’obbedienza di Maria non fu una cosa leggera.
La parola ricevuta da Dio era gloriosa, ma avrebbe potuto costarle molto; eppure Maria non disubbidisce, non si tira indietro, non mette davanti a Dio tutte le possibili conseguenze, ma alla fine risponde con fede: “Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola”.
Questa è la bellezza della fede di Maria: non capisce tutto, ma si sottomette alla parola di Dio.
Non ha davanti a sé tutte le spiegazioni, però si affida al Signore; non sa ancora tutto quello che dovrà affrontare, ma accoglie la volontà di Dio con ubbidienza.
E questo annuncio non nasce dal nulla, perché era legato alle promesse che Dio aveva già dato per mezzo dei profeti.
In Isaia 7:14 era scritto che la vergine avrebbe concepito e partorito un figlio, e il suo nome sarebbe stato Emmanuele, che significa “Dio con noi”.
In Isaia 9 viene annunciato un bambino, un figlio dato al popolo, sulle cui spalle avrebbe riposato il governo, chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.
Ora, in Luca, vediamo che quelle promesse cominciano a prendere forma.
Dio visita il suo popolo, il Messia annunciato non rimane più soltanto una promessa lontana, ma entra nella storia.
Il Liberatore viene mandato, il Figlio di Dio viene concepito nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo.
E davanti a tutto questo, quello che colpisce non è solo la grandezza dell’annuncio, ma anche la semplicità dell’ubbidienza di Maria.
Dio le chiede qualcosa che avrebbe potuto metterla in difficoltà, qualcosa che gli uomini difficilmente avrebbero compreso, eppure lei si sottomette alla volontà del Signore.
In Maria vediamo che la vera fede non è soltanto credere quando tutto è chiaro, ma ubbidire anche quando la parola di Dio ci porta in un cammino che non sappiamo ancora spiegare agli altri.
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Luca 1:39-56
39 Ora in quei giorni Maria si levò e si recò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,
40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.
41 E avvenne che, appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le sobbalzò nel grembo, ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo,
42 ed esclamò a gran voce, dicendo: «Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo.
43 E perché mi accade questo, che la madre del mio Signore venga a me?
44 Poiché, ecco, appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, il bambino è sobbalzato di gioia nel mio grembo.
45 Ora, beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento».
46 E Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore,
47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
48 perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva, poiché ecco d’ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata,
49 perché il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome!
50 E la sua misericordia si estende di generazione in generazione verso coloro che lo temono.
51 Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai loro troni ed ha innalzato gli umili
53 ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54 Egli ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia
55 come aveva dichiarato ai nostri padri, ad Abrahamo e alla sua progenie, per sempre».
56 E Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi, poi se ne tornò a casa sua.
Ora Maria si mette in cammino e va a visitare Elisabetta.
E questo collegamento è molto bello, perché nell’annuncio precedente l’angelo le aveva parlato proprio di lei: “Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch’ella concepito un figlio nella sua vecchiaia”.
Elisabetta si era tenuta nascosta per cinque mesi, quindi possiamo immaginare con prudenza che Maria forse non sapesse ancora quello che era accaduto;
ma adesso, dopo aver ricevuto quella parola dall’angelo, aveva un motivo in più per andare, vedere e accertarsi di ciò che Dio stava facendo.
E appena Maria entra in casa di Zaccaria e saluta Elisabetta, succede qualcosa di particolare:
il bambino sobbalza nel grembo, ed Elisabetta viene ripiena di Spirito Santo.
Qui bisogna ricordare quello che l’angelo aveva detto a Zaccaria riguardo a Giovanni: “sarà ripieno dello Spirito Santo fin dal grembo di sua madre”.
Ora il testo non dice semplicemente che Elisabetta prova un’emozione, ma mostra un momento in cui Dio conferma la sua parola in modo evidente.
Il bambino reagisce nel grembo, Elisabetta viene ripiena di Spirito Santo, e le sue parole riconoscono subito ciò che Maria porta dentro di sé.
In questo incontro, in qualche modo, entrambe trovano conferma.
Maria aveva ricevuto dall’angelo la notizia della gravidanza di Elisabetta, ed Elisabetta, appena sente il saluto di Maria, riconosce per opera dello Spirito ciò che Dio stava facendo in Maria.
Non è una scena costruita dagli uomini, non è una spiegazione cercata a forza; è Dio che accompagna il suo disegno e lo conferma passo dopo passo.
Elisabetta esclama: “Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo”.
Poi aggiunge: “E perché mi accade questo, che la madre del mio Signore venga a me?”.
Questa frase è importante, perché Elisabetta non sta solo salutando una parente più giovane, ma riconosce in Maria la madre del suo Signore.
E subito dopo dice: “Beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento”.
Qui si vede anche la differenza tra la risposta di Maria e quella di Zaccaria.
Entrambi ricevono una parola da parte di Dio, entrambi vedranno quella parola adempiersi, perché la fedeltà di Dio non viene meno; però Zaccaria, davanti all’annuncio, risponde con incredulità e viene corretto dal Signore attraverso quel silenzio che lo accompagnerà fino alla nascita di Giovanni.
Maria invece crede, si sottomette alla parola ricevuta, e ora riceve anche una conferma attraverso Elisabetta.
La promessa si compie in entrambi i casi, ma il cammino non è vissuto nello stesso modo: uno passa attraverso una correzione, l’altra cammina dentro una fede che si arrende alla volontà di Dio.
Poi Maria apre la bocca e pronuncia queste parole che conosciamo come il suo cantico.
E qui bisogna prendersi del tempo, perché non siamo davanti a una frase detta di passaggio.
Maria magnifica il Signore, esulta in Dio suo Salvatore, e le sue parole rivelano molto del suo cuore.
È vero, Maria è stata grandemente favorita dalla grazia, ha ricevuto un onore unico, un compito che nessun’altra donna avrebbe avuto.
Eppure lei come si vede? Non come una figura alta sopra tutti, non come una donna che prende gloria per sé, ma come una serva.
Dice: “Egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva”.
Questa frase è molto importante, perché mostra il modo in cui Maria legge ciò che le sta accadendo.
Non dice: “Dio mi ha scelta perché io ero più grande degli altri”, ma riconosce che Dio ha guardato alla sua bassezza, alla sua condizione umile, e le ha fatto cose grandi.
Chi può parlare così, se non una persona che ha vera riconoscenza davanti a Dio?
Maria sa di essere benedetta, infatti dice che da quel momento tutte le generazioni la proclameranno beata; ma sa anche che tutto viene dal Signore.
Non sta rubando gloria a Dio, non sta spostando il centro su se stessa.
Al contrario, ogni parola del suo cantico riporta tutto a Lui: “Il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome”.
Ora, se ci pensiamo bene, vediamo che questo è proprio il modo in cui Dio opera tante volte nella Scrittura.
Dio sceglie ciò che agli occhi degli uomini sembra piccolo, nascosto, senza peso, per manifestare la sua gloria.
Paolo dirà che Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti, e le cose ignobili e disprezzate, quelle che non sono, per ridurre al niente quelle che sono.
Questo non significa che Maria fosse senza valore davanti a Dio, ma che la grandezza di quello che accade non nasce dalla posizione sociale di Maria, dalla sua forza o dalla sua importanza agli occhi degli uomini; nasce dalla grazia del Signore.
E infatti il Figlio di Dio non entra nella storia in una famiglia potente secondo i criteri del mondo.
Giuseppe appartiene alla casa di Davide, quindi c’è un legame reale con la promessa messianica, ma la condizione in cui Gesù viene nel mondo è umile.
Non nasce in un palazzo, non viene accolto con gli onori dei re della terra, non si presenta con la gloria che gli uomini si aspetterebbero.
Il Signore sceglie una via bassa, concreta, vicina alla nostra condizione.
E questo ha un peso enorme, perché il Figlio di Dio è venuto davvero dentro la nostra realtà.
La Scrittura dice che egli doveva essere reso simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un sommo sacerdote misericordioso e fedele davanti a Dio;
e dice anche che, poiché egli stesso ha sofferto quando è stato tentato, può venire in aiuto di quelli che sono tentati.
Gesù non è rimasto lontano dalla fragilità umana.
È entrato nella nostra condizione, nella povertà, nel dolore, nell’attesa, nella fatica, fino alla croce.
Per questo il cantico di Maria non parla solo di quello che Dio ha fatto per lei, ma allarga lo sguardo al modo in cui Dio agisce: disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote.
Maria sta riconoscendo che Dio non guarda come guarda l’uomo.
L’uomo resta colpito da ciò che appare, dalle posizioni, dal nome, dal potere, ma Dio vede gli umili, ascolta chi lo teme e porta avanti le sue promesse anche attraverso persone che il mondo non avrebbe scelto.
Allo stesso tempo, è importante mantenere Maria nel posto giusto, quello che la Scrittura le dà.
Qui non vediamo una Maria superba, né una Maria altezzosa, né una Maria che pretende attenzione su di sé; vediamo una donna che riconosce la grazia di Dio, una serva che si arrende alla volontà del Signore e magnifica Lui.
Più avanti nei Vangeli vedremo anche momenti in cui Gesù chiarirà bene il posto dei legami naturali davanti alla volontà di Dio.
Quando gli dissero che sua madre e i suoi fratelli lo cercavano, Gesù indicò quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.
E quando una donna dalla folla disse: “Beato il grembo che ti portò”, Gesù rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”.
Questo non sminuisce Maria, anzi la mette nella luce giusta.
La vera beatitudine di Maria non è solo l’aver portato fisicamente Gesù nel grembo, ma l’aver creduto alla parola del Signore.
Elisabetta lo dice chiaramente: “Beata è colei che ha creduto”.
Maria è beata perché ha creduto, perché si è sottomessa, perché ha accolto la parola di Dio senza pretendere di controllare tutto il percorso.
E in questo incontro tra Maria ed Elisabetta vediamo una cosa molto concreta: Dio non lascia la fede senza conferme, anche se non sempre le dà nel modo e nel momento che vorremmo.
Maria si muove dopo aver ricevuto una parola, ed Elisabetta, che fino a quel momento era rimasta nascosta, diventa parte della conferma che Dio aveva già iniziato ad agire.
Due donne, due grembi visitati da Dio, due storie che si incrociano non per caso, ma dentro un disegno più grande.
Maria rimane con Elisabetta circa tre mesi, poi torna a casa sua.
Anche questo dettaglio è semplice, ma porta con sé qualcosa di umano.
Possiamo immaginare con prudenza quei mesi vissuti insieme, due donne coinvolte in qualcosa che le superava completamente, una anziana che portava il figlio promesso dopo anni di sterilità, e una giovane vergine che portava in grembo il Figlio di Dio.
Il testo non ci racconta le loro conversazioni, quindi non dobbiamo e non vogliamo forzare il testo; però possiamo vedere che Dio le ha fatte incontrare proprio in un momento in cui entrambe avevano bisogno di riconoscere che la sua parola stava davvero prendendo forma.
Alla fine, quello che resta davanti a noi è la fedeltà di Dio.
Zaccaria ha vacillato, Maria ha creduto, Elisabetta ha ricevuto, Giovanni ha sobbalzato nel grembo, e sopra ogni cosa la parola del Signore continua ad adempiersi.
Dio porta avanti ciò che ha detto, anche quando gli uomini non capiscono tutto, anche quando qualcuno dubita, anche quando la strada passa per il silenzio, l’attesa o il peso delle conseguenze.
E Maria, con il suo cantico, ci riporta al centro: “L’anima mia magnifica il Signore”. Non magnifica se stessa, non magnifica il dono, non magnifica la sua posizione, ma il Signore.
Quando una persona ha davvero capito di essere stata visitata dalla grazia di Dio, non ha bisogno di mettersi al centro.
Le basta riconoscere che il Potente ha fatto cose grandi, e che santo è il suo nome.
Nel prossimo articolo continueremo con il resto del capitolo, dove Luca ci porterà davanti alla nascita di Giovanni e alle parole profetiche pronunciate da Zaccaria.
Lì vedremo meglio chi era questo bambino davanti a Dio, quale compito avrebbe avuto, e perché la Scrittura lo collega allo spirito e alla potenza di Elia.
Questo sarà importante anche per chiarire un punto delicato: riconoscere che Giovanni Battista venne nello spirito e nella potenza di Elia è biblico, perché lo dice la Parola; il problema nasce quando, andando oltre ciò che Gesù stesso ha dichiarato, si riapre quella profezia per applicarla ad altri uomini come se la Chiesa avesse bisogno di un profeta finale per comprendere davvero la Parola di Dio.
Ma questo lo vedremo con calma nel prossimo articolo, restando attaccati al testo e lasciando che sia la Scrittura a mettere ogni cosa al suo posto.
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