Riflessioni Bibliche

Non era Mosè il problema: il pericolo di accusare lo strumento che Dio sta usando

today6 Giugno 2026 5

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Deuteronomio 8:2-5

[2] Ricordati di tutta la strada che l’Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto fare in questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che c’era nel tuo cuore e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti. [3] Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti comprendere che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell’Eterno. [4] Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. [5] Riconosci dunque nel tuo cuore che, come un uomo corregge suo figlio, così l’Eterno, il tuo DIO, corregge te.

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© Faith Comes By Hearing

Riflessione

Conosciamo la storia di Israele, conosciamo la liberazione dall’Egitto, il passaggio del Mar Rosso e sappiamo già come va a finire; proprio per questo, a volte, rischiamo di perdere di vista ciò che Dio voleva insegnare attraverso questi avvenimenti.

Israele era appena uscito dall’Egitto e aveva visto cose che nessun popolo aveva mai visto.
Non stiamo parlando di persone che avevano soltanto sentito raccontare dei miracoli, ma di uomini e donne che avevano assistito con i propri occhi ai segni e ai prodigi con cui il Signore aveva colpito l’Egitto.
Avevano visto Mosè essere usato da Dio davanti a Faraone, avevano visto il Mar Rosso aprirsi davanti a loro e avevano attraversato quelle acque mentre, alle loro spalle, gli egiziani venivano sommersi.
Era una generazione che aveva visto la potenza di Dio manifestarsi in modo straordinario.

Se ci fermassimo qui, penseremmo che un popolo che aveva assistito a manifestazioni così grandi non avrebbe più avuto difficoltà a credere; eppure il vero problema non si presentò in Egitto, né davanti al Mar Rosso.
Il vero problema arrivò dopo, quando finirono i canti della vittoria, quando Miriam danzò con le donne d’Israele e quando sembrava che il tempo della sofferenza fosse ormai alle spalle.
Fu proprio allora che iniziò una nuova fase del cammino.

La Scrittura ci dice che Dio non li condusse per la via del paese dei Filistei, benché fosse la più breve.
Il Signore sapeva che quel popolo non aveva mai conosciuto la guerra e disse che, trovandosi davanti alla battaglia, avrebbe potuto scoraggiarsi e desiderare di tornare in Egitto; per questo li guidò per una strada diversa.
Questo particolare è molto importante, perché ci mostra che Dio non guarda soltanto alla destinazione.
Noi spesso vorremmo la strada più veloce, il percorso più semplice e il tragitto più breve verso la promessa, ma il Signore guarda anche a ciò che deve formare nel nostro cuore.
Egli non sta lavorando soltanto per portarci in un luogo; sta lavorando per trasformarci durante il viaggio.

Israele era stato liberato, ma aveva ancora bisogno di essere formato.
Era uscito dall’Egitto, ma c’erano ancora molte cose dell’Egitto che dovevano uscire dal suo cuore; per questo il Signore lo condusse nel deserto.
Ed è qui che troviamo una delle lezioni più profonde della vita cristiana: dopo la liberazione arrivò il deserto, dopo il miracolo arrivò la prova e, dopo la gioia della vittoria, arrivò la sete.

La Bibbia racconta che il popolo camminò per tre giorni senza trovare acqua e fu proprio in quel momento che iniziò a manifestarsi ciò che si trovava nel cuore degli israeliti.
Le stesse persone che avevano visto il mare aprirsi iniziarono a lamentarsi; le stesse persone che avevano cantato la vittoria iniziarono a mormorare e le stesse persone che avevano assistito ai miracoli di Dio arrivarono a chiedere perché fossero state fatte uscire dall’Egitto.

È interessante notare che, quasi sempre, il bersaglio delle accuse era Mosè.
Quando mancava l’acqua, il problema sembrava essere Mosè; quando il cibo scarseggiava, il problema sembrava essere Mosè; quando il cammino diventava pesante e faticoso, il problema sembrava essere ancora una volta Mosè.
Eppure Mosè non si era scelto da solo, non si era autoproclamato guida del popolo e non aveva deciso lui di assumere quel ruolo.
Era stato chiamato da Dio, preparato da Dio, mandato da Dio e confermato da Dio davanti agli occhi di tutto Israele.

La realtà è che il problema non era Mosè. Il problema era che Dio stava conducendo il popolo attraverso una strada che esso non comprendeva.
Dietro quel percorso non c’era la volontà di un uomo, ma la guida del Signore; era Dio che li stava conducendo, era Dio che permetteva quelle circostanze ed era Dio che li stava facendo passare attraverso quel deserto.

A questo punto entra in gioco una verità che spesso dimentichiamo.
La Scrittura dichiara che il Signore li umiliò, li fece passare attraverso determinate prove e li mise alla prova per conoscere ciò che c’era nel loro cuore.
Naturalmente Dio non aveva bisogno di scoprirlo, perché Egli conosce già ogni cosa;
tuttavia voleva che quel cuore venisse manifestato, che emergessero i pensieri nascosti, le paure, le ribellioni e tutto ciò che era rimasto coperto finché le circostanze erano favorevoli.

In altre parole, il deserto non serviva a far conoscere il cuore a Dio; serviva a far conoscere il cuore all’uomo stesso. Molte volte pensiamo di avere fede finché tutto procede bene.
Pensiamo di confidare nel Signore quando il pane non manca, quando l’acqua è disponibile e quando il cammino sembra scorrere senza ostacoli;
è però nel deserto che vengono alla luce i veri pensieri del cuore. È lì che si manifestano i ragionamenti, le paure e le conclusioni che spesso si elevano contro ciò che Dio sta facendo.

Israele doveva imparare una lezione fondamentale: l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio.
Per questo arrivò la manna, per questo arrivarono la fame e la sete, per questo il Signore permise situazioni che, agli occhi umani, sembravano incomprensibili.
Dio stava insegnando al suo popolo a non dipendere dalle proprie sicurezze, ma dalla sua provvidenza.
Quando mancava il pane, Egli provvedeva; quando mancava l’acqua, Egli provvedeva e, quando sembrava non esserci una via, mostrava ancora una volta la sua fedeltà.

Nel deserto Israele imparò anche che Dio non era presente soltanto nei grandi miracoli.
La nuvola continuava a guidarlo di giorno e la colonna di fuoco continuava a guidarlo di notte.
Quando arrivarono a Elim trovarono dodici sorgenti d’acqua e settanta palme; in mezzo alle difficoltà c’erano continuamente segni della cura e dell’attenzione del Signore.
Il problema era che il popolo vedeva il problema più della presenza di Dio.

Più avanti, l’apostolo Paolo interviene con un insegnamento fondamentale, affermando che queste cose furono scritte per il nostro ammaestramento affinché non cadiamo negli stessi errori.
Questo significa che la storia di Israele non è soltanto la storia di Israele; è anche la nostra storia.
Anche noi siamo stati liberati, anche noi siamo in cammino verso una promessa, anche noi attraversiamo deserti, prove e stagioni nelle quali la nostra fede viene messa alla prova.

Per questo non possiamo leggere queste pagine come se riguardassero qualcun altro.
La domanda diventa inevitabilmente personale: posso io commettere lo stesso errore di Israele?
Posso trovarmi in una situazione che Dio sta permettendo e interpretarla nel modo sbagliato?
Posso attraversare una prova che il Signore sta usando per lavorare sul mio cuore e arrivare a pensare che il problema sia qualcun altro?
Posso attribuire a un servo di Dio ciò che in realtà Dio sta permettendo nella mia vita?

Naturalmente qui è necessario fare una precisazione. Non sto dicendo che ogni guida sia perfetta, né che ogni insegnamento sia corretto; non sto affermando che un credente debba accettare qualunque cosa senza discernimento.
Esistono situazioni nelle quali è necessario valutare ciò che ascoltiamo e ciò di cui ci nutriamo spiritualmente, perché non tutto il cibo spirituale è sano e non tutto ciò che viene insegnato è conforme alla Parola di Dio.
Questa però è un’altra questione.

Qui stiamo parlando di quelle situazioni nelle quali Dio ha realmente posto una guida, ha realmente aperto una strada e ha realmente stabilito una direzione.
In questi casi il rischio è quello di fare ciò che fece Israele: invece di cercare di comprendere ciò che Dio sta facendo, iniziare ad accusare lo strumento che Egli sta usando.

Israele non voleva il deserto. Desiderava la promessa senza il percorso necessario per raggiungerla; avrebbe voluto la benedizione senza la formazione, il traguardo senza il cammino e la terra promessa senza attraversare le prove che Dio aveva stabilito per prepararlo.
Eppure il Signore opera spesso in modo diverso da come immaginiamo, perché prima di portarci in un luogo lavora sul nostro cuore, prima di affidarci una promessa impariamo a dipendere da Lui e prima di introdurci in una nuova stagione lavora sul nostro carattere.

Per questo dobbiamo stare attenti. Non ogni disagio significa che siamo fuori dalla volontà di Dio, non ogni prova è il segno che qualcuno ci stia facendo del male e non ogni correzione rappresenta un attacco contro di noi.
A volte il Signore sta semplicemente lavorando nella nostra vita, sta mettendo in luce ciò che si trova nel nostro cuore e ci sta insegnando a fidarci di Lui quando non comprendiamo la strada che stiamo percorrendo.

Mosè fu contestato molte volte, eppure Dio aveva una relazione particolare con lui.
La Scrittura dice che parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con il proprio amico.
Persino Miriam e Aaronne furono ripresi dal Signore quando misero in discussione ciò che Dio aveva stabilito.
Questo non significa che ogni servo di Dio sia infallibile, ma ci che dobbiamo essere cauti e discernere correttamente le situazioni, evitando di trasformare la nostra frustrazione in accuse contro ciò che Dio sta usando.

Forse la lezione più importante che il deserto ci lascia è che non tutto ciò che ci fa soffrire è contro di noi.
Israele vedeva la mancanza d’acqua, la fame e la fatica del cammino e concludeva che qualcosa non andava; in realtà era Dio stesso che lo stava conducendo per quella strada.
Il problema non era il deserto, ma il modo in cui il deserto veniva interpretato.

Anche noi possiamo commettere lo stesso errore.
Possiamo guardare una prova e pensare che Dio si sia dimenticato di noi; possiamo guardare una situazione difficile e convincerci che tutto stia andando male, oppure arrivare ad accusare persone che Dio sta usando, quando in realtà il Signore sta lavorando dentro di noi.

Israele sapeva che Dio era potente, perché lo aveva visto all’opera in Egitto e lo aveva visto aprire il Mar Rosso davanti ai suoi occhi; tuttavia, nel deserto, doveva imparare qualcosa di ancora più profondo:
che Dio è fedele anche quando non si vede il miracolo.

Per questo, quando attraversiamo il nostro deserto, forse la domanda più importante non è come uscirne il prima possibile, ma cosa Dio vuole insegnarci attraverso quel tratto di strada.
Molte volte il Signore non sta semplicemente lavorando per portarci nella terra promessa; sta lavorando per preparare il nostro cuore ad entrarci.

Se impareremo a fidarci di Lui invece di mormorare, accusare o ribellarci, scopriremo che ogni deserto attraversato con Dio diventa una scuola di fede e comprenderemo che, dietro certe prove, non c’era il desiderio di distruggerci, ma quello di formarci. Perché il deserto non serve soltanto a rivelare chi è Dio; il deserto serve anche a rivelare chi siamo noi e, molto spesso, è proprio quando vengono meno le nostre sicurezze che impariamo finalmente a fidarci davvero del Signore.

Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione. Che Dio vi benedica. 🙏


Questo articolo è una creazione originale di Radio Cristiana FHL. È fondamentale sottolineare che la riproduzione o l’utilizzo del suo contenuto, in qualsiasi forma, non è consentito senza il consenso esplicito di Radio Cristiana FHL (Cristomihasalvato@gmail.com). Ogni tentativo di modifica, distribuzione o vendita del testo è vietato. La pubblicazione di questo articolo è stata effettuata con il permesso dell’editore originale. Per scoprire ulteriori risorse e informazioni, vi invitiamo a visitare il nostro sito ufficiale: www.radiocristianafhl.com ©Radio Cristiana FHL

 

Scritto da: Abramo Spina

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