Riflessioni Bibliche

Il corpo funziona quando ogni membro accetta il suo posto

today27 Maggio 2026

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Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utilità comune.
A uno infatti è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di conoscenza;
a un altro fede, dal medesimo Spirito a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti;
a un altro diversità di lingue, a un altro l’interpretazione delle lingue.
Or tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, che distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole.
Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, cosí è anche Cristo.
Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito.
Infatti anche il corpo non è un sol membro, ma molte.
Se il piede dicesse: «Perché non sono mano io non sono parte del corpo», non per questo non sarebbe parte del corpo.
E se l’orecchio dicesse: «Perché non sono occhio, io non sono parte del corpo», non per questo non sarebbe parte del corpo.
Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ma ora Dio ha posto ciascun membro nel corpo, come ha voluto.
Ma se tutte le membra fossero un solo membro, dove sarebbe il corpo?
Ci sono invece molte membra, ma vi è un solo corpo.
E l’occhio non può dire alla mano: «Io non ho bisogno di te»; né parimenti il capo può dire ai piedi: «Io non ho bisogno di voi».
Anzi, le membra del corpo che sembrano essere le piú deboli, sono molto piú necessarie delle altre;
e quelle che stimiamo essere le meno onorevoli del corpo, le circondiamo di maggior onore; e le nostre parti indecorose sono circondate di maggior decoro;
ma le nostre parti decorose non ne hanno bisogno. Perciò Dio ha composto il corpo, dando maggiore onore alla parte che ne mancava,
affinché non vi fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero tutte una medesima cura le une per le altre.
E se un membro soffre, tutte le membra soffrono; mentre se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono insieme.
Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua.
E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione i doni di assistenza e di governo e la diversità di lingue.
Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti dottori?
Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti?
Ora voi cercate ardentemente i doni maggiori; e vi mostrerò una via ancora piú alta.
1 Corinzi 12:1-31

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Riflessione

La Scrittura dice che noi siamo il corpo di Cristo. E Paolo, parlando ai Corinzi, dice:

“Se il piede dicesse: Siccome non sono mano, io non sono del corpo, non per questo non sarebbe del corpo.
E se l’orecchio dicesse: Siccome non sono occhio, io non sono del corpo, non per questo non sarebbe del corpo.
Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?”
(1 Corinzi 12)

Quello che Paolo sta dicendo è qualcosa di profondo, perché nel corpo ogni parte ha una funzione diversa.
La mano non fa quello che fa il piede, i piedi non fanno quello che fanno gli occhi, il cuore ha una funzione diversa dai polmoni, lo stomaco ha una funzione diversa dalle altre membra, eppure tutto serve per il funzionamento del corpo.
E alla base di tutto c’è Cristo, che è il capo del corpo.

Allora la domanda che bisogna farsi è questa: ho davvero compreso quale sia il mio posto nel corpo di Cristo?
Perché tante volte il credente guarda un’altra parte del corpo e desidera essere quella.
Guarda magari chi predica, chi canta, chi ha visibilità, e pensa che quella sia la parte migliore.
Ma il corpo non può funzionare se tutti vogliono essere la stessa cosa.

Paolo infatti dice:
“Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito?”
Perché il corpo funziona quando ogni membro accetta la funzione che Dio gli ha dato.

E qui c’è una cosa fondamentale da comprendere, perché a volte Dio chiama una persona proprio in qualcosa che non avrebbe mai scelto da sola.
Non sempre è così, ma tante volte succede proprio questo. Magari desiderava un’altra strada, un altro ministerio, un’altra funzione nel corpo, e invece Dio la conduce in una direzione diversa da quella che aveva immaginato.

Ed è lì che nasce il combattimento, perché la mente comincia a guardare le proprie capacità, i propri limiti, le proprie paure, e allora arrivano quei pensieri:
“Non sono adatto”, “non sono capace”, “non posso farlo”.

Ma Dio tante volte chiama proprio persone che si sentono così.
Mosè non voleva parlare, Geremia diceva di essere troppo giovane, gli apostoli erano pescatori, uomini semplici.
Perché Dio fa così? Perché la Scrittura dice che Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti, affinché nessuno si vanti davanti a Lui.

E qui c’è un’altra cosa importante da comprendere.
Quando una persona smette di combattere contro la chiamata di Dio e comincia ad abbracciare quello per cui Dio l’ha chiamata, lì entra nella benedizione dell’ubbidienza.
Non significa che non avrà paura, non significa che non ci saranno combattimenti, ma significa che Dio comincia ad accompagnarla in quella strada, perché Dio non chiama soltanto, ma dà anche la capacità per fare quello a cui ha chiamato.

Ed è proprio qui che questa riflessione si collega alla parabola delle mine.

In Luca è scritto che un uomo nobile partì per ricevere l’investitura del regno e, prima di partire, chiamò dieci suoi servi e affidò loro delle mine dicendo:

“Trafficatele fino al mio ritorno”.

Ma subito prima la Scrittura dice qualcosa di molto forte:
“I suoi concittadini lo odiavano e mandarono dietro a lui un’ambasciata per dire: Non vogliamo che costui regni su di noi”.

Ed è una frase che mi ha fatto riflettere, perché già fa vedere il clima che c’era in quel paese.
C’era opposizione verso quel re, rifiuto, ribellione. Non volevano che lui regnasse sopra di loro.

Poi la parabola continua e quel signore ritorna dopo aver ricevuto il regno, e chiama i servi per vedere cosa avessero fatto con quello che aveva affidato loro.

Il primo venne e disse:
“Signore, la tua mina ne ha guadagnate altre dieci”.
E il signore gli disse:
“Va bene, buono servitore; poiché sei stato fedele in poca cosa, abbi potestà sopra dieci città”.
Poi venne il secondo e disse:
“Signore, la tua mina ne ha guadagnate altre cinque”.
E anche a lui venne affidata autorità.

Ma poi arriva quell’altro servo, ed è qui che la parabola cambia completamente atmosfera.
Quel servo si presenta con la mina ancora avvolta nel fazzoletto e dice:
“Signore, eccoti la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; perché ho avuto paura di te, poiché sei un uomo severo; tu prendi quello che non hai messo e mieti quello che non hai seminato”.

E qui sinceramente nasce una domanda.
Quel servo è stato influenzato dagli abitanti di quel paese?
Ha iniziato anche lui a vedere il suo signore nel modo sbagliato?
Perché le sue parole sembrano quasi contaminate da quello spirito di opposizione che c’era attorno.
Infatti lui non parla come uno che ama il suo signore.
Non parla come uno che si fida. Lo vede duro, severo, ingiusto.

E quella visione sbagliata produce paura.
Infatti lui non traffica quello che ha ricevuto.
Non prova nemmeno a farlo fruttare. Lo nasconde. Lo sotterra. Rimane fermo.

E oggi tanti credenti fanno la stessa cosa spiritualmente.
Dio gli ha affidato qualcosa, magari piccolo agli occhi umani, ma invece di farlo fruttare lo tengono nascosto. Per paura. Per scoraggiamento. Per confronto. Oppure perché influenzati da ciò che hanno intorno.

Eppure il Signore non aveva chiesto ai servi di essere tutti uguali.
Non aveva chiesto a tutti di produrre la stessa quantità.
Aveva chiesto una cosa sola: essere fedeli in quello che avevano ricevuto.

Infatti quello che ne aveva guadagnate dieci riceve approvazione, ma anche quello che ne aveva guadagnate cinque riceve approvazione. Perché Dio guarda la fedeltà.

Ed è qui che questa parabola si collega al corpo di Cristo.
Perché Dio non dà a tutti la stessa funzione, lo stesso compito, lo stesso ministerio. Ma a ognuno affida qualcosa da trafficare.
E la Bibbia dice:
“A chi ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che pensa di avere”.
Quando una persona prende quel poco che Dio gli ha dato e comincia a usarlo con fedeltà, Dio può aggiungere altro.
Quando una persona smette di combattere contro la chiamata di Dio e comincia ad abbracciare quello per cui Dio l’ha chiamata, allora entra nella benedizione dell’ubbidienza.

Non significa che non ci saranno paure o combattimenti.
Ma significa che Dio stesso comincia ad accompagnarla in quella strada, dandole forza, capacità e guida.

E tante volte il posto che Dio prepara non coincide con quello che la carne avrebbe scelto.
A volte una persona desiderava altro, immaginava un’altra strada, un’altra funzione nel corpo, e invece Dio la conduce in una direzione diversa.
Ma quando il credente smette di resistere e si arrende davvero alla volontà di Dio, allora comincia a vedere Dio operare.
E lì comprende una cosa importante: il frutto non viene da capacità umane.
Perché quando Dio comincia a usare una persona che si sentiva incapace, quando comincia a operare attraverso qualcuno che pensava di non poter fare quella cosa, allora quella persona può solo dire:
“Signore, io stesso sono spettatore di quello che Tu stai facendo. Perché io non avrei scelto questa strada, non mi sentivo capace, non pensavo di poter fare quello a cui Tu mi hai chiamato.
Ma Tu hai guidato ogni cosa, Tu hai aperto la strada, Tu hai dato la forza, e quindi la gloria non può andare a me, ma soltanto a Te”.

Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione. Che Dio vi benedica. 🙏


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Scritto da: Abramo Spina

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