Radio Cristiana FHLPiattaforma Cristiana DigitaleRadio Cristiana FHL

Il pericolo di una fede solitaria

Il pericolo di una fede solitaria

Giudici 21:25

In quel tempo non c’era alcun re in Israele; ognuno Faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.


È interessante vedere come nel libro dei Giudici venga ripetuta per ben quattro volte un’affermazione: «In quel tempo non c’era alcun re in Israele». E per due volte viene aggiunto che ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai propri occhi.

Per comprendere queste parole dobbiamo guardare al contesto storico. Dopo la morte di Giosuè, il popolo d’Israele attraversò un periodo particolarmente difficile. Dio aveva liberato il suo popolo, lo aveva condotto nella terra promessa e gli aveva dato la sua legge, ma con il passare delle generazioni gli Israeliti cominciarono ad allontanarsi da Lui. Si lasciarono influenzare dai popoli circostanti, caddero nell’idolatria e finirono ripetutamente sotto l’oppressione dei loro nemici. Quando gridavano al Signore, Dio, nella sua misericordia, suscitava dei giudici per liberarli. Ma dopo un periodo di pace, spesso tornavano nuovamente a fare ciò che era male agli occhi dell’Eterno.

E arriviamo così agli ultimi capitoli del libro, dove troviamo una situazione davvero triste. L’idolatria, la violenza, la confusione morale e persino una guerra tra fratelli dello stesso popolo mostrano fino a che punto Israele si fosse allontanato dalla volontà di Dio. Il problema non era soltanto l’assenza di un re, ma il fatto che il popolo aveva smesso di riconoscere concretamente l’autorità del Signore sulla propria vita.

Ed è proprio qui che vorrei soffermarmi.

È straordinario vedere quanto la Parola di Dio sia attuale ancora oggi. Possiamo leggere un passo scritto migliaia di anni fa e scoprire che parla direttamente alla nostra vita, alle nostre condizioni spirituali, alle scelte che facciamo. In questo senso, la Scrittura ha una forza profetica, perché riesce a mettere in luce anche ciò che spesso noi stessi non riusciamo a vedere.

Pensavo a quanti cristiani, per un motivo o per un altro, si sono allontanati dalla casa del Signore. Alcuni perché sono rimasti scandalizzati, altri perché hanno ricevuto delle delusioni, altri ancora per incomprensioni, divisioni, ferite, oppure perché a un certo punto hanno deciso di ribellarsi. Le ragioni possono essere davvero tante, e non tutte le storie sono uguali.

Eppure, dopo mesi o addirittura anni, alcuni finiscono per convincersi che sia possibile vivere tutta la propria vita cristiana camminando da soli con il Signore, senza avere bisogno di una comunità, senza confrontarsi con altri credenti e senza permettere a nessuno di accompagnarli nel proprio cammino spirituale.

Ma è davvero questo ciò che Dio desidera per noi?

La Scrittura ci insegna che Dio ha costituito nella sua Chiesa persone con responsabilità spirituali, chiamate a servire, a essere di esempio, a insegnare e ad accompagnare altri credenti nella crescita della fede. Persone che, avendo maturato esperienza nel cammino con il Signore, possono essere strumenti nelle sue mani per aiutarci a riconoscere anche quegli aspetti della nostra vita che da soli facciamo fatica a vedere.

Naturalmente questo non significa affidarsi ciecamente agli uomini, né giustificare comportamenti sbagliati da parte di chi esercita un’autorità spirituale. Ogni guida deve essere sottomessa alla Parola di Dio, perché il capo della Chiesa rimane sempre Cristo.

Ma dobbiamo anche comprendere che Dio non ci ha chiamati soltanto a essere discepoli, ma anche a fare discepoli. E per imparare ad accompagnare altri, abbiamo bisogno di essere a nostra volta accompagnati, corretti, incoraggiati e ammaestrati.

Ed è qui che le parole di Giudici 21:25 diventano particolarmente importanti anche per noi.

Perché quando un cristiano comincia a vivere senza confronto, senza comunione fraterna e senza essere disposto a ricevere una correzione, corre il rischio di trasformare il proprio modo di vedere le cose nella misura di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

E la cosa più triste è che possiamo arrivare a fare ciò che è male agli occhi di Dio, continuando a essere convinti di fare ciò che è giusto ai nostri occhi.

Possiamo giustificare determinati atteggiamenti, alimentare convinzioni sbagliate, chiuderci nelle nostre ragioni e persino usare la Parola di Dio per sostenere le nostre scelte, senza renderci conto che forse è proprio quella Parola che dovrebbe correggerci.

Per questo vorrei che questa riflessione fosse soprattutto un incoraggiamento per chi, per qualsiasi ragione, oggi si ritrova lontano dalla comunione con altri fratelli e sorelle.

Se qualcuno ti ha ferito, non significa che quella ferita non sia reale. Se sei rimasto deluso, non significa che tu debba fingere che nulla sia accaduto. Ma non permettere che quello che hai vissuto ti convinca che il cammino con Cristo debba necessariamente diventare un cammino solitario.

Il Signore può guarire ciò che è stato ferito e può anche guidarti a ritrovare una comunione sana, dove crescere, servire ed essere edificato insieme ad altri credenti.

Perché Dio è il Dio del singolo, ma è anche il Dio del suo popolo. Egli si prende cura personalmente di ciascuno di noi, ma ci ha anche chiamati a essere parte di un unico corpo, nel quale ogni membro ha bisogno degli altri.

Non siamo stati chiamati a fare ognuno ciò che sembra giusto ai propri occhi, ma a cercare insieme ciò che è giusto agli occhi del Signore.

Dio vi benedica.

FHL Radio Cristiana
Radio Cristiana FHL Pronto all'ascolto