Tutti sappiamo che Dio è fedele. La Bibbia dice chiaramente che Lui non ci lascia e non ci abbandona mai.
Però c’è una frase che il profeta Azaria disse al re Asa che ancora oggi dovrebbe farci riflettere:
“L’Eterno è con voi, quando voi siete con Lui. Se lo cercate, Egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate Egli vi abbandonerà”.
Dio non cambia. Non è Lui che si allontana. Tante volte siamo noi che lentamente smettiamo di camminare vicini a Lui senza neanche rendercene conto.
E quasi mai succede tutto insieme.
Nessuno si sveglia una mattina dicendo:
“Da oggi voglio raffreddarmi spiritualmente”.
Succede piano. La preghiera diventa più pesante. La Parola non ci parla più come prima. Le preoccupazioni occupano la mente e il cuore.
Continui magari ad andare in chiesa, continui ad ascoltare predicazioni, ma dentro senti che qualcosa si sta spegnendo.
Gesù disse:
“Io sono la vite, voi siete i tralci”.
Un ramo staccato dall’albero non si secca subito. Per un po’ sembra ancora vivo. Le foglie sono ancora verdi. Però la linfa non passa più.
Ed è questo il pericolo più grande: mantenere l’apparenza di sempre mentre dentro non sta più scorrendo quella vita che viene dalla comunione con Dio.
Senza preghiera e senza Parola l’anima si indebolisce lentamente.
E spesso i primi segnali sono proprio la tiepidezza, la stanchezza spirituale, l’irritazione continua, quella strana pesantezza interiore che ci rende più fragili anche nei rapporti con gli altri.
E tutto questo non nasce dal nulla.
Gesù disse che le preoccupazioni della vita possono soffocare la Parola. A volte siamo così presi dalle cose da fare, dai problemi, dalle attese lunghe e dallo stress che smettiamo di stare davvero con Dio.
Altre volte invece è la carne che prende spazio e ci porta a cercare soddisfazioni immediate, proprio come Esaù che vendette qualcosa di prezioso per un desiderio momentaneo.
Ci sono anche credenti che si portano dentro ferite, delusioni, amarezza. E senza accorgercene certi pensieri iniziano a cambiare il nostro modo di vedere Dio.
A volte il problema nasce pure da un rapporto sbagliato con Lui. Ci abituiamo a vivere il Vangelo quasi come fosse uno scambio:
“Io faccio questo per Dio e Dio deve fare questo per me”.
Ma il Vangelo non è un contratto. È grazia.
Israele nel deserto aveva visto miracoli enormi. Aveva visto il mare aprirsi. Aveva visto Dio liberarli dall’Egitto.
Eppure bastarono giorni senza acqua perché iniziassero a mormorare e a dubitare.
Ed è proprio lì che si combatte davvero.
Perché ci sono momenti in cui la mente prende una direzione mentre la fede deve sceglierne un’altra.
Per questo la Bibbia dice di accostarci a Dio. Perché la cosa meravigliosa è che Lui continua ancora oggi a dire:
“Se mi cercate, Io mi farò trovare”.
E forse qualcuno che legge queste parole si sente proprio così. Stanco. Confuso. Lontano. Spiritualmente scarico.
Ma Dio non sta aspettando una recita spirituale. Sta aspettando un ritorno sincero.
A volte il primo passo non è fare qualcosa di grande. È semplicemente fermarsi davanti a Dio con sincerità e dirgli:
“Signore, ho bisogno di tornare vicino a Te”.
Andrea Larzio
Commenti post (0)