
Cari lettori, giorni addietro, mentre percorrevo in auto uno dei parchi più famosi di Palermo, il mio sguardo si è soffermato ancora una volta sugli alberi.
Il Parco della Favorita, infatti, ha moltissimi alberi, anche molto antichi: al suo interno si trova un ulivo, chiamato “Patriarca della Favorita”, la cui età è stimata intorno ai 1000 anni!I miei pensieri all’inizio si volsero a una famosissima frase di Gesù: “Porgi l’altra guancia”.
Sapete, Gesù non era il tipo di persona che consigliava qualcosa che Lui stesso non avrebbe fatto;
i vangeli stessi ci narrano svariati episodi.
Uno di questi ci racconta di come i Samaritani rifiutarono di accogliere Gesù e i suoi discepoli perché erano chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Ebbene sì, un intero villaggio non lo accolse per via di una diatriba sul luogo di culto: per i Samaritani, infatti, bisognava adorare Dio sul monte Garizim e non al tempio di Gerusalemme.
In realtà lo avevano giudicato male senza motivo. I discepoli che erano con Gesù volevano consumare il villaggio con il fuoco, ma Gesù li fermò, ricordando loro che era venuto per salvare le anime e non per perderle.
Questo è solo uno dei tanti esempi in cui Gesù mostra perdono, amore e compassione: persino sulla croce pregò il Padre di perdonare i suoi carnefici.
E se una di queste cose fosse successa a me? Ho immaginato la mia faccia incassare ceffoni, uno ad uno: non ho trovato l’esperienza né bella, né facile.
Credo sia estenuante amare ed essere scartati, maltrattati ed incompresi; Gesù, però, rimase fermo nei propri sentimenti perché aveva piena coscienza della sua natura divina.
A questo punto ho avuto un’illuminazione: non appena ho capito che Dio ha concesso a un albero la capacità di piegarsi e non spezzarsi in balia del vento, ho avuto la certezza che avrebbe dato questa capacità anche a me.
Potevo farcela anche io; sì, anche io potevo piegarmi! Avere fede in Dio è anche questo: accettare che non tutti ci amino, farsi forza, passare oltre senza reagire e senza mettere in atto nessuna vendetta:
questo è l’amore profondo che per primo Gesù ci ha mostrato!
Gesù disse di se stesso: “L’anima mia è triste fino alla morte”.
Anche in questa circostanza, nonostante quello che si può credere, Lui continua a simpatizzare con le nostre debolezze.
In cuor suo sapeva di andare incontro alla morte, sapeva che nessuno avrebbe compreso, nessuno avrebbe potuto condividere con Lui il peso che lo amareggiava così tanto.
Così, mentre rifletteva su questo e pregava da solo, vennero a prenderlo. Tradito, deriso, maltrattato, flagellato… cosa aveva fatto di male? Nulla.
Quanta amarezza! Percosso, prese in spalla la sua croce e si incamminò verso il Golgota.
Mentre percorreva questa via dolorosa, i suoi aguzzini chiamarono dalla folla uno sconosciuto, Simone di Cirene, che prese la croce di Gesù e la portò per Lui.
Pensando a questo ultimamente, nei momenti di profonda tristezza, credo fortemente che Dio prenda la croce che sto portando e la sollevi dalle mie spalle.
Proprio Lui ha scelto di amare così tanto e di attraversare momenti durissimi, non tirandosi mai indietro.
Gesù vedeva oltre quel momento, conosceva il proposito per cui quella tragedia si era abbattuta sulla sua giovane vita.
Non ci sarebbero stati più capri, né agnelli, né colombi: Dio dava il Suo unigenito figlio per la salvezza di ogni generazione.
Ogni volta che il mio cuore è spezzato e stanco, Dio raccoglie tutte le mie lacrime nel suo otre, ne sono certa. So che c’è un proposito per ogni cicatrice che è restata.
Gesù risorto porta nel suo costato, sulle mani e sui piedi i segni della crocifissione. È un bene ricordare, per questo lo scrivo oggi.
È scritto in Malachia:
“Allora quelli che temevano l’Eterno si sono parlati l’uno all’altro. L’Eterno è stato attento ed ha ascoltato, e un libro di ricordo è stato scritto davanti a Lui per quelli che temono l’Eterno e onorano il Suo nome.”
Voglio ricordare sempre che ogni cicatrice mi ha fatto mettere i piedi dove per primo li ha messi Lui.
Un giorno Gesù darà a me e a te una pietruzza con un nuovo nome; una nuova vita, insieme a Lui per sempre!
“Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta:
«La morte è stata sommersa nella vittoria». O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?”
(1 Corinzi 15, 54-55)Con affetto,
Daniela Spina
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