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Allora Gesú dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato.
Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» Ma Gesú gli rispose: «Sia cosí ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Gesú, appena fu battezzato, salí fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.
Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».
📖 Vangelo secondo Matteo 3:13-17
Allora Gesú fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani».
Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”».Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giú; poiché sta scritto:
“Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra”».Gesú gli rispose: «È altresí scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:
«Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori».
Allora Gesú gli disse: «Vattene, satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”».Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.
📖 Vangelo secondo Matteo 4:1-11

La riflessione che emerge da questo passo parte da una verità molto importante, una verità che spesso il credente fatica a metabolizzare:
ci sono momenti nella vita in cui, dopo una grande manifestazione di Dio, dopo una grande rivelazione, dopo un momento di gloria, ci si può ritrovare in un deserto.
E già questo, a volte, manda in crisi i pensieri del credente, perché si pensa che dopo una visita potente di Dio debba arrivare subito un tempo facile, un tempo di continuo sollievo, un tempo di continua consolazione.
Invece la Scrittura ci mostra più volte che non sempre avviene così.
Molte volte, proprio dopo una manifestazione gloriosa, arriva un tempo di prova, un tempo di aridità, un tempo di deserto.
Ed è quello che vediamo in modo chiarissimo nella vita del Signore Gesù.
La Bibbia ci presenta Gesù in una vita nascosta. A parte quell’episodio da fanciullo, quando rimase nel tempio e disse:
“Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”, poi la Scrittura ci dice che tornò con loro e stava loro sottomesso.
E già questo, da solo, è un insegnamento meraviglioso, perché il Figlio di Dio, nella sua perfezione, si sottomette ai suoi genitori terreni, vivendo una vita nascosta, una vita silenziosa, una vita che non cerca di apparire.
E dopo quel momento, la Bibbia non ci dice quasi più nulla fino a quando Gesù si reca al Giordano, da Giovanni, per essere battezzato.
E lì avviene qualcosa di straordinario.
Lì non c’è soltanto un gesto esteriore, non c’è soltanto un battesimo nel senso materiale del termine, ma c’è una sovrapposizione di testimonianze, di manifestazioni, di rivelazioni.
I Vangeli raccontano quel momento mettendo in luce particolari che, insieme, ci fanno comprendere la gloria di ciò che stava accadendo.
Gesù entra nell’acqua, Giovanni lo battezza, i cieli si aprono, lo Spirito Santo scende su di Lui in forma corporea come una colomba, e dal cielo si ode la voce del Padre che dice: “Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto”.
È una rivelazione gloriosa. È Dio che parla. È il Padre che testimonia del Figlio. È lo Spirito Santo che scende.
Ma è proprio dopo questo momento altissimo che avviene qualcosa che, umanamente, spiazza.
La Bibbia dice che Gesù fu condotto dallo Spirito Santo nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Questo è un punto delicatissimo, perché qui bisogna stare molto attenti a dire bene ciò che la Scrittura dice.
Il Signore Gesù non entrò nel deserto perché aveva sbagliato qualcosa.
Non entrò nel deserto perché era in disubbidienza.
Il Signore Gesù non entrò nel deserto come conseguenza di una caduta.
Gesù fu condotto dallo Spirito Santo nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Quindi esiste un tipo di deserto che non nasce dalla disubbidienza, ma dalla guida dello Spirito Santo.
Ed è di questo deserto che stiamo parlando.
Perché i deserti non sono tutti uguali.
C’è il deserto della disubbidienza, quando una persona si allontana dalla volontà di Dio e raccoglie le conseguenze delle proprie scelte.
C’è il deserto della formazione, quando Dio lavora il cuore, spezza l’orgoglio, insegna dipendenza, pazienza, fedeltà.
Ma qui, in questa riflessione, non stiamo parlando in generale di tutti i tipi di deserto.
Stiamo parlando specificamente di quel deserto in cui il Signore permette che il credente entri, un deserto in cui si è messi alla prova, un deserto in cui il nemico si fa avanti, un deserto in cui ciò che Dio ha detto viene attaccato dal dubbio.
E questo schema non lo vediamo solo nella vita del Signore Gesù.
Lo vediamo anche in altri esempi biblici.
Lo vediamo, per esempio, in Davide.
Davide riceve una promessa gloriosa.
Su Davide viene pronunciata una parola altissima: il Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza.
È una promessa enorme, una promessa che riguarda il piano di Dio, la redenzione, il regno del Messia.
Eppure, accanto a questa gloria, vediamo poi anche la caduta.
Vediamo Davide che, dopo momenti così alti, cade nel peccato, commette adulterio con Betsabea, commette omicidio e poi tutto il dolore che segue.
Questo ci mostra che dopo un apice, dopo una rivelazione, dopo una manifestazione, non è affatto automatico che non ci sia una prova.
Anzi, spesso proprio lì si manifesta una crisi profonda.
Lo vediamo anche con Israele.
Israele vive una liberazione gloriosa e potente.
Dio colpisce l’Egitto con segni e prodigi, piega Faraone, porta fuori il suo popolo con mano forte.
Israele vede la gloria di Dio in maniera evidente.
Vede la colonna di nuvola di giorno e la colonna di fuoco di notte.
Vede il mare aprirsi davanti. Attraversa in mezzo all’asciutto.
Vede gli egiziani travolti dalle acque. E dopo quella liberazione, dopo quella gloria, esplode il canto:
“Io canterò al Signore, perché ha mirabilmente trionfato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere”.
È un momento altissimo. È un momento glorioso.
È un momento in cui il popolo ha visto la mano di Dio in un modo straordinario.
Eppure, cosa accade subito dopo?
Accade che passano tre giorni nel deserto e non trovano acqua.
Soltanto tre giorni. Dopo aver visto il mare aprirsi, dopo aver visto la potenza di Dio, dopo aver cantato la vittoria, bastano tre giorni di deserto perché il cuore dell’uomo inizi a mormorare.
E lì si vede come il deserto faccia emergere ciò che c’è nel cuore.
Perché finché c’è il miracolo davanti agli occhi, tutti gridano”Gloria di Dio”.
Ma quando ci si ritrova in un luogo arido, quando manca l’acqua, quando non c’è sostegno, quando il bisogno preme, allora viene fuori la reale condizione del cuore.
E Israele, nel deserto, continuamente mormora, continuamente dubita, continuamente mette in discussione la presenza di Dio, nonostante Dio fosse lì con loro ogni giorno, nella nuvola e nel fuoco.
Per quarant’anni il Signore fu con loro nel deserto, eppure tante volte non riuscirono a leggere quella presenza con fede, e nelle prove fallivano.
E lo vediamo ancora con Elia.
Elia arriva in uno dei momenti più drammatici della storia di Israele.
C’è stata una lunga carestia, che secondo la Scrittura dura tre anni e sei mesi.
Il popolo è piegato, la terra è arida, il culto di Baal ha invaso tutto, e il profeta si presenta sul monte Carmelo in un contesto di totale sfida spirituale. Da una parte ci sono i profeti di Baal, quattrocentocinquanta uomini; dall’altra c’è Elia, solo, apparentemente isolato.
E lì Elia pronuncia parole fortissime al popolo: “Fino a quando zoppicherete da entrambi i lati?
Se il Signore è Dio, seguitelo; se invece è Baal, seguite lui”.
È una parola di richiamo, una parola che inchioda il popolo alla necessità di una scelta, perché non si può stare in mezzo, non si può vivere zoppicando tra due pensieri, tra due opinioni, tra due padroni.
Allora Elia propone la prova. Si prepari un sacrificio.
I profeti di Baal invochino il loro dio, ed egli invocherà il Signore.
Il Dio che risponderà per mezzo del fuoco, quello sia Dio.
I profeti di Baal iniziano a gridare, a invocare, a agitarsi.
Passano ore. Si fanno incisioni secondo il loro costume. Ma non c’è voce, non c’è risposta, non c’è chi dia ascolto.
Elia addirittura li deride, mostrando l’inutilità del loro idolo.
Poi ricostruisce l’altare del Signore che era stato demolito, prende dodici pietre, secondo il numero delle tribù d’Israele, prepara il sacrificio, fa versare acqua fino a riempire il fosso attorno all’altare, e poi prega.
E quando Elia prega, il fuoco del Signore scende e consuma l’olocausto, la legna, le pietre, la polvere, e prosciuga l’acqua che era nel fosso.
È una manifestazione gloriosa. È un apice spirituale altissimo.
Il popolo cade con la faccia a terra e dice: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”.
Ma che cosa accade subito dopo?
Accade che Izebel manda un messaggio a Elia minacciandolo di morte.
E quell’uomo che aveva appena visto il fuoco scendere dal cielo, quell’uomo che aveva affrontato centinaia di falsi profeti, quell’uomo che aveva richiamato un’intera nazione a una decisione, adesso scappa nel deserto per una parola detta da Izebel.
E lì, nel deserto, sotto una ginestra, arriva a desiderare la morte.
Dice: “Basta! Prendi ora, o Signore, la mia vita, perché io non valgo più dei miei padri”.
E questo è importantissimo, perché mostra che dopo un momento glorioso può arrivare un momento di aridità, di sfinimento, di scoraggiamento, di deserto interiore. Non perché Dio abbia cessato di essere Dio, ma perché il deserto fa emergere la fragilità dell’uomo.
Ed è proprio dentro questo quadro che bisogna guardare al deserto di Gesù.
Il Signore Gesù, dopo quella rivelazione gloriosa al Giordano, viene condotto dallo Spirito Santo nel deserto.
E il deserto, per sua natura, è un luogo ostile.
Nel deserto non c’è acqua.
Nel deserto non c’è pane. Nel deserto non c’è folla. Nel deserto non c’è conforto umano.
Nel deserto non c’è nulla che sostenga l’uomo naturalmente.
Se una persona si trovasse nel deserto, guardandosi attorno vedrebbe sabbia, vastità, solitudine, aridità.
Di giorno il sole è cocente, di notte il freddo è pungente.
È un luogo ostile, un luogo di prova, un luogo in cui viene meno tutto ciò che normalmente dà sicurezza. Ed è proprio lì che il diavolo si presenta.
La Bibbia dice che Gesù digiunò quaranta giorni e quaranta notti, e alla fine ebbe fame.
E in quel momento, nel momento della debolezza fisica, il tentatore si avvicina.
E qui bisogna fare attenzione a quello che dice, perché è il centro della riflessione.
Il diavolo non si presenta dicendo subito una menzogna evidente.
Si presenta insinuando un dubbio: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pani”.
E qui c’è tutta la sottigliezza del nemico.
Perché poco prima il Padre aveva detto dal cielo: “Tu sei il mio Figlio diletto” oppure “Questo è il mio Figlio diletto”.
Ora invece il diavolo dice: “Se tu sei Figlio di Dio…”. Cioè prende la parola che Dio ha pronunciato e prova a colpirla col dubbio.
Non nega apertamente. Insinua. Mette in questione. Cerca di incrinare la certezza di ciò che Dio ha detto.
Ed è esattamente lo stesso schema che vediamo nel giardino dell’Eden.
Anche lì tutto parte da una parola di Dio.
Dio aveva detto all’uomo: “Mangia pure liberamente del frutto di ogni albero del giardino; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morirai”.
Era una parola chiara. Non era ambigua. Non era confusa. Era precisa.
Ma il serpente, che è satana, si avvicina alla donna con astuzia.
E la prima cosa che fa è mettere in discussione la parola di Dio.
Le dice: “Come! Dio vi ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?”.
Non ripete fedelmente ciò che Dio ha detto. Lo altera. Lo deforma.
Lo presenta in una forma diversa.
E già qui si vede il metodo del nemico: non parte quasi mai con una negazione brutale; parte con una distorsione che apre uno spazio al ragionamento.
Eva allora risponde: “Del frutto degli alberi del giardino noi possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto:
Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire”.
E a quel punto il serpente fa un passo ulteriore. Dice:
“No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che voi ne mangerete, i vostri occhi si apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male”. E qui si vede ancora di più la strategia.
Prima insinua il dubbio su ciò che Dio ha detto.
Poi contraddice apertamente. Poi presenta Dio come se stesse privando l’uomo di qualcosa di buono.
E la donna, invece di fermarsi alla parola di Dio, entra nel ragionamento, guarda, valuta, considera che il frutto era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e desiderabile per acquistare conoscenza; ne prende, ne mangia, e ne dà anche a suo marito che è con lei, ed egli ne mangia.
Così l’uomo cade nella trasgressione, e il peccato entra nel mondo.
E con il peccato entrano la morte, la corruzione, la natura decaduta.
Quindi nell’Eden vediamo una tentazione in cui l’uomo cade.
E nel deserto vediamo Gesù, il secondo Adamo, che invece resiste dove il primo aveva fallito.
Satana usa lo stesso schema: colpisce la parola di Dio.
Colpisce l’identità dichiarata da Dio. Colpisce la certezza.
Ma Gesù non si mette a ragionare con il nemico. Gesù non entra in dialogo per vedere fin dove può spingersi.
Gesù risponde con la Scrittura. Dice: “Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”.
In altre parole, Gesù afferma che la vita dell’uomo non dipende soltanto dal soddisfacimento di un bisogno materiale immediato, ma dalla dipendenza totale dalla parola di Dio. Anche in un momento di fame reale, concreta, fisica, Gesù resta fermo nella volontà del Padre.
E poi continuano le altre tentazioni.
Il diavolo lo porta sul pinnacolo del tempio e gli dice: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto:
Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra”.
Qui satana addirittura cita la Scrittura, ma la cita in modo strumentale, per spingere Gesù a tentare Dio, a forzare una manifestazione, a usare la parola fuori dalla volontà di Dio.
Ma Gesù gli risponde ancora con la Scrittura: “Sta anche scritto: Non tentare il Signore Dio tuo”.
Poi il diavolo lo conduce sopra un monte altissimo, gli mostra tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli dice:
“Ti darò tutte queste cose, se, prostrandoti, tu mi adori”.
E qui si arriva al cuore idolatrico della tentazione: offrire gloria senza croce, regno senza obbedienza, potere senza passare per la volontà del Padre. Ma Gesù risponde: “Vattene, satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”.
Ed è qui che arriva quel passaggio che volevo mettere in risalto.
Dopo le tentazioni, la Bibbia dice che il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono e lo servivano.
Quindi dopo il deserto, dopo la prova, dopo la tentazione, arriva il soccorso di Dio.
E Luca aggiunge che Gesù se ne tornò in Galilea nella potenza dello Spirito.
Questo è importantissimo: il deserto non dura per sempre.
Ha un inizio e ha una fine. E chi esce approvato dal deserto ne esce fortificato, ne esce nella potenza dello Spirito, ne esce pronto per servire.
E qui si innesta l’ammonimento per noi.
Perché l’apostolo Paolo dice che le cose accadute a Israele furono scritte per ammonimento a noi, per insegnamento, affinché non desideriamo cose malvagie come essi desiderarono, affinché non mormoriamo, affinché non cadiamo negli stessi errori.
Cioè la Scrittura non ci racconta questi fatti soltanto per informazione, ma per trasformazione.
Ce li racconta perché impariamo. Israele vide la gloria di Dio e poi, davanti alla fame, davanti alla sete, davanti alle difficoltà, cominciò a dubitare che Dio fosse davvero con loro. Ma Dio c’era.
C’era ogni giorno. La sua presenza era reale.
Eppure il deserto fece emergere il dubbio, la mormorazione, l’incredulità.
Questo è il punto: nel deserto spesso l’uomo non percepisce Dio come vorrebbe percepirlo, ma il fatto che non lo percepisca nel modo desiderato non significa che Dio non ci sia.
Perciò il cuore della riflessione è questo:
spesso è proprio nel deserto che satana si fa avanti per insinuare un dubbio sulla parola che Dio ci ha dato.
Se Dio ti ha parlato, se Dio ti ha mostrato qualcosa, se Dio ti ha confermato una via, se Dio ti ha dato una promessa, il nemico non sempre proverà a negarla frontalmente.
Molte volte proverà a incrinarla. Dirà: “Se davvero Dio ti ha parlato…”. “Se davvero hai capito bene…”. “Se davvero sei un figlio di Dio…”.
“Se davvero il Signore è con te…”. “Se davvero il Signore ti ha chiamato…”.
E questo accade specialmente nel deserto, perché nel deserto non hai molti stimoli esterni.
Nel deserto non hai la folla. Nel deserto non hai il pane. Nel deserto non hai l’acqua. Nel deserto non hai l’euforia dei momenti gloriosi.
Nel deserto ti ritrovi con il silenzio, con la prova, con la domanda, con la stanchezza, con l’apparente aridità. E proprio lì il nemico prova a colpire.
Ma qui sta la differenza tra chi cade e chi rimane saldo.
Eva si ferma a ragionare con il serpente e cede. Israele si ferma a guardare la mancanza e mormora.
Elia guarda la minaccia e si abbatte. Gesù, invece, resta fermo nella parola di Dio.
Gesù risponde: “Sta scritto”. Gesù non misura la fedeltà del Padre in base a quello che sente nel deserto.
Gesù non cambia convinzione perché si trova in una condizione di fame. Gesù rimane fermo.
E allora anche per noi la parola è questa: il deserto non dura per sempre.
Il deserto ha un inizio e ha una fine. Dio, nella sua sovranità, permette che attraversiamo prove, ma la Scrittura dice che Dio è fedele e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze; con la tentazione darà anche la via d’uscita, affinché la possiamo sopportare.
Quindi il credente non è abbandonato nella prova.
Non è lasciato solo in balia del deserto. Dio mette un limite alla prova, Dio misura il peso, Dio conosce il momento, Dio prepara anche l’uscita.
E in questo cammino ci saranno diversi deserti, diverse battaglie, diversi ostacoli.
Questa vita, in un certo senso, è un attraversamento verso la terra promessa.
Ci saranno momenti di aridità. Ci saranno momenti di prova.
Ci saranno momenti in cui Amalek si presenterà lungo il cammino per fermarti, per stancarti, per colpire i più deboli.
Ci saranno momenti in cui bisognerà combattere per avanzare, per conquistare nuovi territori nella propria vita spirituale, per entrare in ciò che Dio ha preparato. Ci saranno momenti in cui bisognerà lottare per difendere ciò che Dio ha promesso come eredità.
Ma il deserto non è eterno. Non è l’ultima parola di Dio sulla vita del credente.
E per questo l’invito è molto chiaro.
Se ti trovi in un deserto, non lasciare che il dubbio cancelli ciò che Dio ti ha detto.
Non lasciare che l’aridità ti faccia interpretare il silenzio come assenza.
Non lasciare che la tentazione ti porti a mettere in discussione la parola ricevuta.
Resta fermo in ciò che Dio ha detto.
Perché se rimani fermo, ne riceverai benedizione e approvazione da parte di Dio.
E dopo quel tempo, quando il Signore avrà compiuto il suo disegno, ne uscirai fortificato, ripieno di Spirito, pronto a servirlo con più ardore.
Perché il punto non è evitare ogni deserto. Il punto è non cedere nel deserto.
Il punto è non dubitare della parola di Dio nel deserto.
Il punto è non fare gli stessi errori di chi ci ha preceduti. Il punto è uscire approvati.
E certamente il nemico si ripresenterà ancora, perché la tentazione non sparisce per sempre da questa vita.
Ma ogni volta la vittoria sarà sempre nello stesso luogo: rimanere fermi nella parola che Dio ha pronunciato.
Ed è proprio questo che dobbiamo custodire nel cuore: dopo la rivelazione può arrivare il deserto, ma il deserto non annulla la rivelazione.
La mette alla prova. E se nel deserto restiamo saldi, allora quello che Dio ha detto si mostrerà ancora più vero, ancora più forte, ancora più prezioso.
Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione. Che Dio vi benedica. 🙏
Questo articolo è una creazione originale di Radio Cristiana FHL. È fondamentale sottolineare che la riproduzione o l’utilizzo del suo contenuto, in qualsiasi forma, non è consentito senza il consenso esplicito di Radio Cristiana FHL (Cristomihasalvato@gmail.com). Ogni tentativo di modifica, distribuzione o vendita del testo è vietato. La pubblicazione di questo articolo è stata effettuata con il permesso dell’editore originale. Per scoprire ulteriori risorse e informazioni, vi invitiamo a visitare il nostro sito ufficiale: www.radiocristianafhl.com ©Radio Cristiana FHL
Scritto da: Abramo Spina
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