Quando Dio chiama Mosè al roveto ardente per liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto, Mosè è pieno di dubbi e paure.
Teme di non essere creduto, di non essere eloquente, di non essere all’altezza della missione.
Si porta dietro il peso del rifiuto dei suoi fratelli ebrei dopo aver ucciso l’egiziano, sentendosi un esiliato, un uomo senza autorità.
Ma Dio, nella Sua infinita sapienza, non gli chiede di essere qualcun altro o di avere qualità straordinarie.
Gli pone una domanda semplice e profonda: “Che cos’è quello che hai in mano?”
Mosè risponde: “Un bastone”. È un oggetto umile, un semplice strumento da pastore.
Dio non chiede a Mosè di avere di più, ma di riconoscere ciò che già possiede e di metterlo a disposizione.
Quel bastone, nelle mani di Dio, diventa uno strumento di prodigi: si trasforma in un serpente, diventa un segno della potenza
di Dio e, più tardi, sarà usato per aprire il Mar Rosso e guidare il popolo verso la libertà.
La domanda del Signore non è un mistero per Lui: sa perfettamente cosa Mosè tiene in mano.
Vuole che Mosè stesso si renda conto che ciò che ha, per quanto semplice, è sufficiente quando è offerto con fede.
Come Mosè, spesso ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla vergogna, dalla paura di sbagliare o dal pensiero di non avere abbastanza da offrire.
Ma Dio non cerca talenti spettacolari o perfezione.
Come ci mostra la parabola dei talenti (Matteo 25:14-30), Egli affida a ciascuno di noi doni in base alle nostre capacità, e ciò che conta è fare del nostro meglio per servirLo con fedeltà.
Dio non rimprovera chi si impegna con tutto il cuore, anche se il risultato sembra imperfetto; rimprovera chi, per paura o pigrizia, sotterra il proprio talento e si rifiuta di agire.
Inoltre, il nostro servizio a Dio deve essere guidato dalla Sua Parola, non dalle emozioni o dai capricci del nostro cuore.
La Scrittura ci avverte che “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa” (Geremia 17:9).
Se ci lasciamo guidare solo dai nostri sentimenti o dalle nostre idee, rischiamo di dire o fare cose che Dio non ha comandato.
La fedeltà a Dio significa restare ancorati alla Sua verità, usando i doni che ci ha dato per onorarlo, senza aggiungere o inventare ciò che non è nella Sua volontà.
Quando facciamo del nostro meglio per servire Dio, anche se pensiamo di aver fatto qualcosa “male” o in modo imperfetto, Egli gradisce il nostro sforzo sincero, purché sia offerto con un cuore fedele e in armonia con la Sua Parola.Le Scritture ci assicurano che Dio conosce ogni nostra opera e che nulla di ciò che facciamo per Lui è vano.
In Apocalisse 22:12, il Signore dice: “Ecco, io vengo presto e con me sarà la mia ricompensa, per dare a ciascuno secondo le sue opere”.
Ogni passo che compiamo per servire Dio, ogni sforzo fatto con fede, è visto e conosciuto da Lui.
Anche quando il mondo non riconosce il nostro impegno o quando ci sembra di aver fallito, Dio vede il nostro cuore e promette una ricompensa alla fine per chi Lo serve fedelmente.
Questo ci dà speranza e forza per perseverare, sapendo che il nostro lavoro per il Signore non è mai sprecato (1 Corinzi 15:58).
Mosè, nonostante le sue paure, riceve da Dio segni: il bastone che diventa serpente, la mano che diventa lebbrosa e poi guarisce, l’acqua che si trasforma in sangue.
Quando continua a esitare, lamentando la sua mancanza di eloquenza, Dio gli fornisce Aronne come portavoce e gli promette: “Io sarò con la tua bocca e t’insegnerò quello che dovrai dire” (Esodo 4:12).
Dio sceglie strumenti umili, spesso inadeguati agli occhi del mondo, affinché la gloria vada a Lui (2 Corinzi 4:7).
Come un Padre amorevole, Egli non abbandona Mosè, ma lo guida passo dopo passo, trasformando il suo semplice bastone e le sue parole incerte in strumenti di prodigi.
Applicazione per noi oggi:
Oggi la parola di Dio ci chiede: “Cosa hai in mano?”. Forse è un talento, un’abilità, un momento di tempo, una parola di incoraggiamento, o semplicemente un cuore disposto a obbedire.
Non importa quanto piccolo sembri: nelle mani di Dio, è sufficiente.
Egli ci chiama a fare del nostro meglio per servirLo, restando fedeli alla Sua Parola e non seguendo le inclinazioni ingannevoli del nostro cuore.
Anche quando ci sentiamo inadeguati o temiamo di sbagliare, ricordiamo che Dio conosce ogni nostra opera e promette una ricompensa a chi Lo serve con fedeltà.
Se offriamo ciò che abbiamo con un cuore sincero, senza dire o fare cose che Dio non ha comandato, Egli accetta il nostro servizio e lo usa per i Suoi scopi.
Come Mosè, possiamo portare con noi paure o ricordi di fallimenti passati, ma Dio ci sceglie e ci guida.
Egli ci equipaggia con ciò che serve, ci sostiene con la Sua presenza e trasforma i nostri semplici “bastoni” in strumenti di gloria.
Sapendo che Dio vede ogni nostro sforzo e che ci ricompenserà alla fine, possiamo rispondere alla Sua chiamata con coraggio e fiducia, offrendo ciò che abbiamo per la Sua gloria.
Preghiera:
Signore, nostro Dio, ti ringraziamo perché conosci le nostre opere e ci chiami a servirti con ciò che abbiamo, anche se ci sembra poco.
Aiutaci a riconoscere i doni che hai messo nelle nostre mani e a usarli con fedeltà, facendo del nostro meglio per onorarti.
Donaci il coraggio di superare le nostre paure e insicurezze, e guidaci a restare ancorati alla tua Parola, evitando di seguire il nostro cuore ingannevole.
Grazie per la promessa della tua ricompensa, che ci dà speranza per perseverare.
Come un Padre amorevole, sii con noi in ogni passo e usa i nostri sforzi, per quanto imperfetti, per la tua gloria. Amen.
Commenti post (0)