Quando Dio chiamò Mosè per liberare gli Israeliti dall’Egitto, né lui né il popolo potevano immaginare il piano che il Signore aveva in mente.
Il faraone resiste, i “ritardi” apparenti nella liberazione, non erano solo ostacoli: erano parte del disegno di Dio per mostrare la Sua potenza e far conoscere il Suo nome.
Questi capitoli in esodo ci insegnano che , anche quando non capiamo cosa succede intorno a noi, Dio è sempre all’opera per i Suoi scopi e per il nostro bene.
Mosè, chiamato al roveto ardente, riceve un compito enorme: andare dal Faraone e chiedere la liberazione degli Israeliti.
Mosè, pieno di dubbi, non sa che dietro la sua missione c’è molto più di una semplice liberazione.
Il Faraone si oppone con ostinazione, ma non sta solo resistendo a Mosè: sta sfidando Dio stesso.
Mosè e il popolo, ignari di questo scontro più grande, vedono solo la difficoltà del momento.
Eppure, Dio avrebbe potuto liberare Israele in un attimo.
Lo dimostra in 2 Re 19:35, quando, in una sola notte, l’angelo del Signore colpisce 185.000 soldati assiri che assediavano Gerusalemme:
“Quella notte l’angelo del Signore uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; al mattino, erano tutti morti”.
Un intervento rapido e potente ma, con il Faraone, Dio sceglie un cammino diverso. Perché?
Mettiamoci nei panni di Mosè e del popolo d’Israele per capire meglio cosa provavano.
Immagina Mosè: obbedisce a Dio, va dal Faraone con Aronne, pieno di speranza che il Signore agisca subito.
Invece, il Faraone si infuria e rende tutto più difficile.
Lui e gli Egiziani si ostinano a non lasciar andare il popolo, creando una resistenza che sembra insuperabile.
Anzi, le cose peggiorano: il Faraone ordina agli Israeliti di fare mattoni senza ricevere la paglia, ma con la stessa quota di lavoro.
Gli Israeliti, già stremati dalla schiavitù, si sentono schiacciati.
Devono aver provato rabbia, delusione, confusione: “Perché sta andando tutto storto?
Non era questa la liberazione promessa?”
I sorveglianti egiziani li puniscono duramente, e il popolo si sfoga contro Mosè e Aronne:
“Il Signore vi giudichi! Avete reso odioso il nostro odore al Faraone e ai suoi servi, mettendogli in mano una spada per ucciderci”
-Esodo 5:21.
Mosè, sentendosi solo e fallito, si rivolge a Dio con un grido:“Signore, perché hai trattato male questo popolo?
Perché mi hai mandato?
Da quando sono andato dal Faraone per parlargli in tuo nome, egli ha trattato male questo popolo, e tu non hai affatto liberato il tuo popolo!”
-Esodo 5:22-23
Cosa stava succedendo dietro le quinte?
Mentre Mosè e il popolo erano presi dallo scoraggiamento, Dio stava preparando un piano e una vittoria straordinaria.
No non c’era errore nel piano di Dio: era un’occasione per mostrare la Sua potenza.
Dio indurì il cuore del Faraone perché ogni piaga rivelasse la Sua sovranità.
Quello che sembrava un disastro in realtà era solo l’inizio di una vittoria: le piaghe avrebbero umiliato gli dèi egiziani, e persino gli Egiziani avrebbero riconosciuto la grandezza del Signore.
Le emozioni degli Israeliti, dal dubbio alla gioia, ci ricordano che spesso non vediamo il quadro completo, ma Dio sta trasformando ogni difficoltà in vittoria.
Comunque, per capire meglio, guardiamo il contesto.
Il Faraone non era solo un re: era considerato figlio di Ra, il dio del sole, il simbolo del potere egiziano.
Con il vecchio Faraone morto, il nuovo doveva dimostrare di essere all’altezza.
immaginiamo la scena:
Cedere a Mosè? Ve lo immaginate? Impensabile, avrebbe perso ogni autorità.
Inoltre gli egiziani adoravano tanti dèi, ognuno per un aspetto della vita: Ra (sole), Osiride (oltretomba), Iside (magia e maternità), Horus (cielo e protettore del Faraone), Anubi (morte), Hathor (amore e musica), Set (caos), Ptah (creazione), Hapi (il Nilo), Sobek (dio coccodrillo).
Ogni piaga mandata da Dio colpiva uno di questi dèi: il Nilo in sangue umiliava Hapi, le tenebre oscuravano Ra, la morte dei primogeniti mostrava l’impotenza del Faraone.Dio lo dice chiaro:
“Passerò per l’Egitto quella notte, colpirò ogni primogenito, uomo o animale, e farò giudizio contro tutti gli dèi d’Egitto.Io sono il Signore.”
– Esodo 12:12
Le piaghe non servivano solo a liberare Israele, ma a dimostrare che gli dèi d’Egitto erano falsi e che solo il Signore è sovrano.
Mosè e il popolo, ignari di questo piano più grande, magari inizialmente vedevano solo la lotta per la libertà, ma Dio stava glorificando il Suo nome davanti a tutte le nazioni, dando a tutti l’opportunità di riconoscere che Lui è il Dio di ogni cosa.Questi “ritardi apparenti” non sono un caso isolato.
Pensiamo a Gesù con Lazzaro. Quando Lazzaro si ammala, Marta e Maria chiamano Gesù, ma Lui aspetta di proposito.
Quando arriva, Lazzaro è morto, e le sorelle sono distrutte.
Eppure Gesù dice: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio”.
-Giovanni 11:4Risuscitando Lazzaro, Gesù mostra la potenza di Dio e rafforza la fede di molti.
Oppure guardiamo Giuseppe, venduto come schiavo e messo in prigione ingiustamente.
Dopo anni di sofferenze, diventa governatore d’Egitto e salva la sua famiglia, dicendo:
“Voi avete pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene”.
-Genesi 50:20
Spesso non capiamo cosa succede intorno a noi, ma questo non significa che Dio non stia lavorando.
La Scrittura ci mostra che Dio opera sia nel bene che nel male, sempre per riportarci a Sé.
Nel libro dei Giudici, per esempio, Israele si allontana da Dio, adorando idoli e facendo scelte sbagliate.
Come conseguenza, Dio permette che vengano oppressi da nemici come i Filistei o i Midianiti (Giudici 2:11-15).
Ma anche in queste difficoltà, il Suo amore è evidente: manda giudici come Gedeone o Sansone per liberarli e riportarli a Sé (Giudici 6-7; 13-16).
Quelle sofferenze non erano una punizione fine a sé stessa, ma un modo per risvegliare il popolo e guidarlo al pentimento, per il loro bene.
D’altra parte, non tutte le difficoltà significano che Dio è contro di noi.
Negli Atti degli Apostoli, i discepoli affrontano opposizioni anche quando seguono la volontà di Dio.
In Atti 4:1-3, Pietro e Giovanni finiscono in prigione per aver predicato Gesù, ma questo non ferma il piano di Dio: molti credono grazie alla loro testimonianza.
In Atti 16:6-10, Paolo viene bloccato dallo Spirito Santo dall’andare in Asia e Bitinia, ma non è un rifiuto: Dio lo guida in Macedonia, aprendo nuove porte per il Vangelo.
Oppure, in Atti 14:19-20, Paolo viene lapidato a Listra e lasciato quasi morto, ma si rialza e continua a predicare.
Queste opposizioni non erano un segno che Dio era contro di loro, sta a noi cercare di capire e discernere ascoltando la voce del buon pastore.
Questi passi in esodo, il “ritardo” non era solo per liberare Israele.
Dio li guida fuori dall’Egitto, dà loro la legge al Sinai, li conduce verso la Terra Promessa e li rende il Suo popolo.
Il Suo disegno si compie pienamente: non solo Israele è liberato, ma il nome di Dio è glorificato tra le nazioni, e il Suo piano si realizza in ogni dettaglio.
Anche noi cristiani, come Mosè e gli Israeliti, possiamo trovarci davanti a “ritardi” o difficoltà che non capiamo.
Preghiamo, aspettiamo, ma a volte sembra che nulla si muova, proprio come quando il Faraone inasprì i lavori e Mosè si chiese: “Perché mi hai mandato?”.
Eppure, questi passi ci insegnano che Dio è sempre al lavoro, sia nelle cose belle che in quelle difficili, per riportarci a Sé e compiere il Suo piano.
Le difficoltà, come nel libro dei Giudici, possono essere un richiamo amorevole a tornare a Lui; le opposizioni, come negli Atti, non significano che Dio è contro di noi, ma che sta aprendo strade nuove.
Romani 8:28:“Tutte le cose cooperano al bene per quelli che amano Dio”.
Continuiamo a pregare e a confidare in Lui, imparando ad avere una fede paziente, che guarda oltre ciò che vediamo.
Proprio come Dio guidò Mosè e Israele attraverso il deserto fino alla libertà, sta scrivendo la nostra storia per la Sua gloria e il nostro bene.
Spero che questa riflessione ti edifichi e porti benedizione, aiutandoti a vivere con il cuore rivolto a Dio ogni giorno.
Dio vi benedica.
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