Riflessioni Bibliche

E se proprio quello che non capisci fosse sotto il controllo di Dio?

today16 Giugno 2026

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Genesi 11:1-9

[1] Ora tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. [2] E avvenne che, mentre si spostavano verso sud, essi trovarono una pianura nel paese di Scinar, e vi si stabilirono. [3] E si dissero l’un l’altro: «Orsù, facciamo dei mattoni e cuociamoli col fuoco!». E usarono mattoni invece di pietre e bitume invece di malta. [4] E dissero: «Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra». [5] Ma l’Eterno discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. [6] E l’Eterno disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti la medesima lingua; e questo è quanto essi hanno cominciato a fare; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. [7] Orsú, scendiamo laggiú e confondiamo la loro lingua, affinché l’uno non comprenda piú il parlare dell’altro». [8] Così l’Eterno li disperse di là sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono di costruire la città. [9] Perciò a questa fu dato il nome di Babele, perché l’Eterno colà confuse la lingua di tutta la terra, e di là l’Eterno li disperse sulla faccia di tutta la terra.

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Riflessione

In Genesi 11 troviamo questo episodio, gli uomini si radunarono insieme e dissero:

«Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome».
Il problema non era semplicemente costruire una torre alta. Il problema era il cuore dell’uomo, che voleva innalzarsi, rendersi grande, farsi un nome e organizzare la propria storia come se Dio non ci fosse.
Ma la Scrittura ci mostra qualcosa di importante: il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo.
Dio non era distratto, non era assente e non aveva perso il controllo della storia umana. Gli uomini stavano costruendo, progettando, unendo le forze e immaginando un futuro secondo i loro pensieri, ma tutto continuava comunque a passare sotto lo sguardo del Signore.
Quando Dio vide ciò che stavano facendo, disse che, essendo un solo popolo e avendo una sola lingua, nulla avrebbe impedito loro di portare a termine ciò che avevano cominciato.
Ovviamente non vuol dire che  l’uomo fosse diventato più forte di Dio; significa piuttosto che Dio stava mostrando quanto l’uomo, lasciato alla superbia del proprio cuore, possa spingersi lontano nel male, nella ribellione e nell’orgoglio.

Ed è proprio lì che Dio intervenne, confuse la loro lingua e li disperse sulla faccia della terra.
Questo passo mi fa riflettere molto, perché mostra chiaramente che Dio è in grado di intervenire nella storia umana.
L’uomo può organizzare, progettare, costruire e decidere, ma non può mai uscire dal governo di Dio.
Le nazioni possono agitarsi, i popoli possono fare piani e gli uomini possono pensare di avere tutto nelle proprie mani, ma il Signore resta il padrone della storia.
Nulla gli sfugge, nulla lo sorprende e nulla lo mette in difficoltà.

In Isaia 46:10 il Signore dice che annuncia la fine fin dal principio e, molto tempo prima, le cose non ancora avvenute.
Dio non conosce soltanto ciò che accade, ma governa anche ciò che accade. Egli non è uno spettatore della storia: Egli è il Signore della storia.
Vede l’inizio, vede la fine e conosce anche tutto ciò che si trova in mezzo. Noi spesso vediamo soltanto un pezzo del quadro, vediamo il dolore del momento o la confusione di una stagione, mentre Dio vede l’intero disegno.

Pensiamo alla vita di Giacobbe e Giuseppe.
Giuseppe aveva diciassette anni quando fu venduto dai suoi fratelli.
Fu portato via dalla casa di suo padre, venduto a mercanti Ismaeliti e Madianiti, mentre Giacobbe rimase con il cuore spezzato, convinto di aver perso suo figlio per sempre.
Per circa ventidue anni Giacobbe visse con quel dolore dentro.
La Scrittura non ci racconta molto di lui durante quel periodo, ma quando arriva il momento di mandare Beniamino in Egitto, dalle sue parole si percepisce ancora tutta la ferita di un padre che aveva già perso Giuseppe e non voleva perdere anche l’altro figlio.
Eppure, mentre Giacobbe piangeva e mentre Giuseppe veniva venduto, accusato ingiustamente e persino rinchiuso in prigione, Dio stava lavorando.
Agli occhi umani sembrava tutto fuori controllo, una storia spezzata, una tragedia senza senso; in realtà il Signore stava preparando la salvezza per Giacobbe, per Giuseppe, per i suoi fratelli e per tutto il popolo che sarebbe venuto da loro.

Quando Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli, non vide soltanto la cattiveria degli uomini, ma riconobbe la mano di Dio sopra tutta quella vicenda.
Gli uomini avevano pensato il male, ma Dio aveva trasformato quel male in bene per conservare in vita un grande popolo.
Questa è una delle cose più profonde che possiamo imparare: Dio non è assente solo perché noi non vediamo subito quello che sta facendo.
A volte il cielo sembra chiuso, la strada sembra sbagliata e gli eventi sembrano confusi, ma Dio continua ad agire anche quando noi non riusciamo a comprenderlo.

Pensiamo anche a Ester.
Ester era orfana, perché non aveva né padre né madre, e Mardocheo, suo parente, l’aveva presa con sé come figlia.
Non si trovava in una situazione facile: il popolo giudeo viveva sotto il dominio persiano, lontano dalla propria terra, e a un certo punto Haman preparò un decreto di morte contro tutti i Giudei.

Sembrava la fine, come se il male avesse preso il sopravvento e il popolo di Dio fosse ormai nelle mani degli uomini.
Eppure, anche lì Dio stava agendo.

Nel libro di Ester il nome di Dio non viene menzionato direttamente, ma la sua mano si vede in ogni passaggio della storia.
Ester viene portata nel palazzo reale, Mardocheo scopre una congiura, il re non riesce a dormire e il libro delle memorie viene aperto proprio nel momento giusto.
Haman prepara la morte di Mardocheo, ma alla fine muore sullo stesso palo che aveva preparato per lui.
Dio ribalta completamente la situazione, innalza Mardocheo, salva il suo popolo e mostra ancora una volta che gli eventi non sono mai fuori dal suo controllo.

Pensiamo anche a Rut e Noemi.
Noemi aveva perso il marito e i suoi due figli ed era ritornata a Betlemme con il cuore pieno di amarezza.
Rut, sua nuora, era una Moabita, eppure scelse di lasciare il suo popolo e i suoi dèi per seguire Noemi e il Dio di Noemi.
A prima vista sembrava una storia di lutto, povertà e sopravvivenza: due donne sole, ferite e senza grandi prospettive, che ritornavano in Israele dopo anni difficili.
Ma anche lì Dio stava agendo.
Rut andò a spigolare nei campi e, come dice la Scrittura, si trovò “per caso” nel campo di Boaz. Nel governo di Dio, però, quel “per caso” non era affatto casuale, perché Boaz era un parente della famiglia di Elimelek e poteva agire come riscattatore.
Quello che sembrava un semplice campo diventò il luogo della provvidenza di Dio.
Rut trovò grazia, Noemi vide la mano del Signore e Boaz prese Rut in moglie.
Da quella storia nacque una discendenza che avrebbe portato fino a Davide e, secondo la carne, fino a Cristo.

Quante volte anche noi guardiamo la nostra vita e diciamo:
«Ma perché proprio qui? Perché proprio adesso? Perché questa strada? Perché questa perdita? Perché questa attesa?»
Eppure, molte volte Dio sta guidando i nostri passi dentro una provvidenza che sembra naturale, ma che porta chiaramente il segno della sua mano.
Noi vediamo soltanto un campo, mentre Dio vede una redenzione.
Noi vediamo una stagione difficile, mentre Dio vede ciò che sta preparando.
Pensiamo anche a tutte quelle situazioni della nostra vita che sembrano ordinarie, prive di significato o addirittura frustranti.
A volte ci chiediamo perché certe porte si siano aperte e altre si siano chiuse, perché alcune persone siano entrate nel nostro cammino e altre ne siano uscite.
Guardando il momento presente è facile vedere soltanto frammenti sparsi, ma Dio vede l’intero disegno e continua a portare avanti il suo piano anche attraverso eventi che a noi sembrano piccoli o insignificanti.

Rut non poteva immaginare dove l’avrebbe condotta quel giorno nei campi.
Noemi non poteva vedere, nel mezzo della sua amarezza, ciò che Dio stava preparando per il futuro.
Eppure il Signore stava già costruendo qualcosa che andava molto oltre quello che entrambe riuscivano a comprendere.
Anche questo ci ricorda che Dio non lavora soltanto attraverso eventi straordinari.
Molte volte opera attraverso incontri, decisioni, attese e circostanze che sembrano normali, ma che nelle sue mani diventano parte di una storia molto più grande.

Pensiamo anche a Giobbe.
La Scrittura dice che era un uomo integro e retto, uno che temeva Dio e fuggiva il male.
Eppure perse i figli, perse i beni, perse la salute e perse quella serenità che aveva accompagnato la sua vita. Si ritrovò seduto nella cenere, pieno di dolore e di domande.
Umanamente parlando sembrava una rovina totale, come se tutto fosse crollato e la sua fedeltà avesse prodotto non protezione, ma sofferenza.
Ma anche lì Dio era sovrano.
Giobbe non comprendeva tutto quello che stava accadendo e non aveva davanti agli occhi il quadro spirituale che la Scrittura ci mostra.
Nonostante questo, Dio non aveva perso il controllo della sua vita neppure per un istante.
Alla fine il Signore restaurò Giobbe, gli diede il doppio di ciò che possedeva prima e, soprattutto, gli fece conoscere qualcosa di più profondo di Lui.
Giobbe arrivò infatti a dire che prima aveva sentito parlare di Dio, ma ora i suoi occhi lo avevano visto.

Ci sono stagioni in cui Dio non sta soltanto cambiando le circostanze.
Ci sono momenti in cui sta lavorando dentro di noi, purificando il nostro cuore, correggendo ciò che deve essere corretto e portandoci a conoscerlo in modo più profondo.

Potremmo parlare di Davide.
Fu unto re, ricevette una promessa da Dio e tuttavia dovette passare anni a fuggire da Saul prima di sedere sul trono.
Tra l’unzione e l’adempimento della promessa ci fu un lungo processo fatto di attese, persecuzioni, grotte e momenti in cui sembrava che tutto stesse andando nella direzione opposta.
Eppure Dio stava lavorando proprio durante quel processo.

Potremmo parlare anche di Mosè.
Prima di essere mandato a liberare Israele trascorse anni nel deserto.
Per molto tempo sembrò lontano dal compito che Dio aveva preparato per lui, ma in realtà il Signore stava formando il suo carattere e preparandolo per ciò che sarebbe venuto dopo.

Lo stesso vale per Pietro.
Cadde nel rinnegamento, pianse amaramente e sperimentò il peso del proprio fallimento.
Sembrava la fine della sua storia, ma il Signore non aveva finito con lui.
Il Signore Gesù lo rialzò, lo restaurò e lo trasformò in uno strumento fortificato per pascere il suo gregge.

Ci sono molte storie nella Scrittura in cui sembra che Dio non stia facendo nulla.
Quando guardiamo soltanto la superficie degli eventi possiamo perfino pensare che il Signore sia rimasto in silenzio.
Eppure, osservando più da vicino, scopriamo che Dio stava lavorando proprio dentro il processo.
Molte volte noi desideriamo vedere subito il risultato finale, ma Dio opera anche attraverso il cammino che porta a quel risultato.
Per questo motivo ci sono stagioni che non comprendiamo immediatamente e prove che sembrano non avere una spiegazione.
Con il passare del tempo, però, scopriamo che il Signore non stava perdendo il controllo. Stava formando, correggendo, preparando e conducendo i suoi figli verso ciò che aveva stabilito.

Davide imparò a fidarsi di Dio nel deserto.
Mosè imparò a dipendere da Dio nel deserto.
Pietro imparò l’umiltà attraverso il proprio fallimento.
Giobbe imparò a conoscere Dio in modo più profondo attraverso la sofferenza.
Ogni storia è diversa, ma il filo che le unisce è lo stesso: Dio continua a operare anche quando i suoi figli non riescono a vedere chiaramente ciò che sta facendo.

Mi viene in mente anche l’apostolo Paolo in Atti 16.
Paolo desiderava annunciare la Parola in Asia, ma lo Spirito Santo glielo impedì.
Successivamente tentarono di andare in Bitinia, ma anche lì lo Spirito di Gesù non lo permise.
A prima vista poteva sembrare un freno, un ostacolo, una porta chiusa, quasi un semaforo rosso davanti a un uomo che voleva servire Dio e portare avanti l’opera del Vangelo.
Ma quella porta chiusa non era un rifiuto da parte del Signore. Era una direzione.
Molte volte noi interpretiamo malissimo le porte chiuse come un segno di abbandono, mentre Dio le usa per guidarci verso il luogo in cui vuole condurci.
Poi Paolo ebbe una visione durante la notte. Un uomo macedone lo pregava dicendo: «Passa in Macedonia e soccorrici».
Allora compresero che Dio li stava chiamando ad annunciare il Vangelo là.
Attraverso una porta chiusa, il Signore aprì una strada nuova.
Attraverso un impedimento diede una direzione diversa, e proprio mediante quel freno portò l’opera dove Lui voleva che arrivasse.
Infatti non sempre una porta chiusa significa che Dio ci ha abbandonati.
A volte significa che ci sta proteggendo, che sta correggendo la nostra direzione o che ci sta conducendo verso il luogo dove desidera glorificare il suo nome.

Quando guardiamo la torre di Babele comprendiamo una grande verità: l’uomo può costruire, ma Dio può fermare; l’uomo può progettare, ma Dio può intervenire; l’uomo può innalzarsi, ma Dio resta sul trono.
E quando guardiamo Giuseppe, Ester, Rut, Giobbe, Davide, Mosè, Pietro e Paolo, comprendiamo un’altra verità preziosa: Dio non governa soltanto la storia delle nazioni, ma governa anche la storia dei suoi figli.
Questa è una buona notizia per noi.
Se apparteniamo al Signore, la nostra vita non è abbandonata al caso. Le nostre lacrime non sono dimenticate, le nostre attese non sono inutili e le nostre porte chiuse non rappresentano sempre una sconfitta.
Anche le stagioni più difficili della nostra vita non sono fuori dal controllo di Dio.
Quando non comprendiamo, Dio vede.
Quando non sentiamo nulla, Dio continua a operare.
E quando sembra che tutto abbia preso il verso sbagliato, il Signore resta comunque il padrone della nostra storia.
Noi non siamo chiamati a capire tutto. Siamo chiamati a fidarci di Colui che tiene tutto nelle sue mani.
Dio annuncia la fine fin dal principio e il suo consiglio sussisterà.
Egli non perde il controllo degli eventi, non perde il controllo della storia, non perde il controllo della sua Chiesa e non perde il controllo della vita dei suoi figli.
Perciò, anche quando ti sembra di attraversare una stagione confusa, ricordati che Dio non è assente.
Quando ti sembra di essere stato dimenticato, ricordati che Dio non dimentica.
Quando una porta viene chiusa davanti a te, ricordati che il Signore può usare anche quella porta chiusa per guidarti nella sua volontà.
Egli è il padrone della storia, ma è anche il padrone della tua storia.
Nulla è a caso nelle mani di Dio.
Ci sono cose che oggi non comprendiamo e che forse ci fanno perfino soffrire, ma che un giorno vedremo con occhi diversi.
Ci sono dolori che oggi sembrano senza risposta e percorsi che appaiono interrotti, eppure Dio è in grado di trasformare quei dolori in testimonianza e di usare quelle strade apparentemente chiuse per portarci esattamente dove Lui desidera.

Il Signore è sovrano, regna e interviene.

E se siamo suoi figli possiamo riposare in questa certezza: anche quando non vediamo la sua mano, possiamo continuare a fidarci del suo cuore, perché Egli è fedele, Egli è buono ed Egli resta padrone di ogni cosa.

Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione. Che Dio vi benedica. 🙏


Questo articolo è una creazione originale di Radio Cristiana FHL. È fondamentale sottolineare che la riproduzione o l’utilizzo del suo contenuto, in qualsiasi forma, non è consentito senza il consenso esplicito di Radio Cristiana FHL (Cristomihasalvato@gmail.com). Ogni tentativo di modifica, distribuzione o vendita del testo è vietato. La pubblicazione di questo articolo è stata effettuata con il permesso dell’editore originale. Per scoprire ulteriori risorse e informazioni, vi invitiamo a visitare il nostro sito ufficiale: www.radiocristianafhl.com ©Radio Cristiana FHL

 

Scritto da: Abramo Spina

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