Quando leggiamo questo episodio dobbiamo ricordarci che Saul non arriva qui all’improvviso.
Questa non è la prima volta che Dio gli parla e questa non è nemmeno la prima volta che Saul si trova davanti a una scelta tra la propria volontà e quella del Signore.
Già in precedenza Saul aveva ricevuto un ordine molto chiaro. Samuele gli aveva detto di aspettarlo sette giorni e che sarebbe stato lui ad offrire il sacrificio.
Saul però, vedendo il popolo disperdersi e la situazione diventare sempre più difficile, iniziò a guardare le circostanze più che alla parola ricevuta.
In quel momento i suoi ragionamenti presero il sopravvento sulla sua fede. Cominciò a convincersi che fosse necessario intervenire subito e così offrì lui stesso il sacrificio che non avrebbe dovuto offrire.
Dio avrebbe potuto chiudere lì la sua storia, eppure gli concede un’altra opportunità.
Arriviamo così a 1 Samuele 15, dove il Signore gli dà un ordine preciso riguardo Amalec.
Non era un ordine ambiguo, non era qualcosa da interpretare. Dio aveva parlato chiaramente e Saul doveva semplicemente ubbidire.
Eppure accade qualcosa che rivela il vero problema del suo cuore.
Saul esegue una parte di ciò che Dio gli aveva detto, ma decide di conservare il meglio. Risparmia Agag, il re degli Amaleciti, e trattiene il bestiame migliore.
Quello che agli occhi di Dio doveva essere eliminato, agli occhi di Saul sembrava ancora avere valore.
La cosa sorprendente è che quando Samuele arriva, Saul non si presenta come qualcuno che sa di aver peccato. Al contrario, gli va incontro dicendo: “Ho eseguito l’ordine del Signore”.
Questo è probabilmente l’aspetto più pericoloso dell’intera vicenda, Saul non pensa di essere ribelle, pensa di essere ubbidiente.
Ha semplicemente modificato la volontà di Dio per adattarla al proprio modo di vedere le cose.
In pratica si è costruito una fede personale. Una fede nella quale Dio può parlare, ma l’ultima parola rimane comunque all’uomo.
Una fede nella quale si ubbidisce finché ciò che Dio chiede coincide con ciò che si desidera fare.
E se siamo sinceri, questo è un pericolo che riguarda anche molti credenti oggi.
Non sempre la disubbidienza si presenta come una ribellione aperta contro Dio ma, molto spesso assume una forma molto più sottile.
Consiste nel fare gran parte della volontà di Dio e trattenere soltanto quelle aree che non vogliamo ancora consegnargli.
Il Signore magari sta lavorando su un atteggiamento, su un’abitudine, su una relazione, su un compromesso che portiamo avanti da anni.
Forse continua a parlarci di quella cosa specifica, ma noi troviamo sempre una giustificazione per conservarla.
Continuiamo a servirlo, continuiamo a pregare, continuiamo ad andare avanti nella vita cristiana, ma c’è sempre quella parte che non vogliamo lasciare andare.
Ed è esattamente ciò che fece Saul, distrusse molto, ma non tutto.
Ubbidì in parte, ma non completamente.
E davanti a Dio l’ubbidienza parziale non è vera ubbidienza.
Per questo Samuele pronuncia parole che ancora oggi scuotono il cuore di chi le legge:
«Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’ubbidire alla sua voce?
No, l’ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni».
Saul probabilmente pensava di avere una motivazione spirituale, d’altronde il bestiame era stato conservato per offrirlo al Signore.
Apparentemente sembrava qualcosa di buono, ma Dio gli sta insegnando una verità fondamentale: nessun sacrificio può sostituire l’ubbidienza.
Noi possiamo fare tante cose per Dio: possiamo spendere tempo, energie, risorse… impegnarci nell’opera del Signore, possiamo cantare, pregare, evangelizzare e servire in molti modi.
Tuttavia c’è una domanda che Dio continua a rivolgere al cuore dell’uomo: stai ascoltando la mia voce?
Perché Dio non desidera prima di tutto ciò che facciamo per Lui. Dio desidera il nostro cuore.
Quando Samuele dice che la ribellione è come il peccato della divinazione e che l’ostinatezza è come l’idolatria, non sta esagerando.
Sta mostrando che ogni volta che la nostra volontà prende il posto della Parola di Dio, stiamo innalzando qualcosa al di sopra di Dio stesso.
Inoltre c’è un particolare che spesso passa inosservato, quando Saul parla con Samuele, ad un certo punto dice: “Il Signore, il tuo Dio”.
Non dice: “Il Signore, il mio Dio”.
È come se ormai ci fosse una distanza. Saul continua a parlare di Dio, continua ad avere un linguaggio religioso, continua a mantenere una forma esteriore di spiritualità, ma qualcosa nel suo rapporto con il Signore si è incrinato da tempo.
Ed è una cosa che dovrebbe fare riflettere anche noi.
Si può frequentare un ambiente cristiano, conoscere la dottrina, conoscere i versetti, conoscere il linguaggio della fede e allo stesso tempo conservare delle aree della propria vita che non sono realmente sottomesse a Dio.
Non stiamo parlando di legalismo. Non stiamo parlando di una perfezione impossibile da raggiungere. Stiamo parlando di resa.
Perché il Signore non cerca persone perfette, ma persone arrendevoli. Non cerca uomini e donne che facciano tutto correttamente per apparire spirituali.
Cerca uomini e donne che quando Lui parla siano disposti a dire: “Signore, anche se non capisco, anche se mi costa, anche se va contro ciò che desidero, voglio fidarmi di Te”.
La buona notizia è che la Bibbia non ci lascia con Saul.
Se Saul è l’esempio di un uomo che ha continuato a conservare qualcosa per sé, Gesù è l’esempio perfetto di chi si è arreso completamente alla volontà del Padre.
Dove Saul ha trattenuto, Cristo ha consegnato. Dove Saul ha modificato la volontà di Dio, Cristo ha detto: “Non la mia volontà, ma la tua sia fatta”.
Ed è proprio grazie all’ubbidienza perfetta di Cristo che oggi c’è speranza per ognuno di noi.
Perché quando lo Spirito Santo mette il dito su qualche compromesso della nostra vita non lo fa per distruggerci, ma per riportarci ad una comunione più profonda con il Signore.
La grazia di Dio non ci autorizza a vivere nel compromesso, ma ci dà la forza per lasciare ciò che da soli non riusciremmo mai a lasciare.
Per questo il messaggio di questo passo non è semplicemente: “Non essere come Saul”.
Il messaggio è che Dio è ancora disposto a trasformare il cuore di chi si arrende a Lui e che l’ubbidienza che Lui richiede è la stessa ubbidienza che il Suo Spirito rende possibile nella vita di chi decide di fidarsi completamente del Signore.
Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione. Che Dio vi benedica. 🙏
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