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today9 Giugno 2026

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Luca 8:4-8

[4] Ora, mentre si radunava una grande folla ed accorreva a lui gente da ogni città, egli disse in parabola:
[5] «Un seminatore uscí a seminare la sua semente; e mentre egli seminava una parte cadde lungo la via,
fu calpestata e gli uccelli del cielo la mangiarono.
[6] Un’altra parte cadde sulla roccia e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità.
[7] Un’altra parte cadde fra le spine; e le spine, cresciute insieme, la soffocarono.
[8] Una parte invece cadde in buona terra, germogliò e fruttò il cento per uno».
Dette queste cose, esclamò: «Chi ha orecchi da udire, oda!».

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© Faith Comes By Hearing

 

Rflessione:

Il seminatore uscì a seminare.
È interessante che, quando Gesù racconta questa parabola, non si limita a descriverla, ma la spiega in dettaglio ai suoi discepoli.
Il seminatore è colui che annuncia la Parola di Dio.
Il seme è la Parola.
E il terreno rappresenta il cuore di chi ascolta.

Gesù dice che una parte del seme cade lungo la strada. Sono coloro che ascoltano la Parola ma non la comprendono.
La Parola arriva alle loro orecchie, ma non viene compresa. Per questo il maligno viene e porta via ciò che era stato seminato.

Un’altra parte cade nei luoghi rocciosi. Sono quelli che ricevono la Parola con gioia.
Si entusiasmano, sembrano partire bene, ma non hanno radice in sé stessi.
Quando arrivano la prova, le difficoltà o la persecuzione a causa della Parola, si scoraggiano e si allontanano.

Un’altra parte cade tra le spine. La Parola viene ricevuta, cresce, ma viene soffocata.
Gesù spiega che le preoccupazioni di questa vita, l’inganno delle ricchezze e i desideri per altre cose occupano il cuore fino a rendere infruttuosa la Parola.

Poi c’è il buon terreno.
Quelli che ascoltano la Parola, la ricevono, la custodiscono e portano frutto. Chi il trenta, chi il sessanta e chi il cento per uno.

Questa parabola insegna qualcosa di importante a tutti coloro che parlano del Signore.
Molte volte pensiamo che ogni parola che condividiamo debba necessariamente produrre un risultato immediato.
Se non vediamo frutto, ci scoraggiamo. Se non vediamo cambiamenti, pensiamo di aver fallito.

Ma Gesù non ha detto questo.
Gesù ci ha insegnato che il nostro compito è seminare.
Non siamo noi a far crescere il seme o a cambiare il terreno.
Non siamo noi a convincere i cuori, noi siamo chiamati a seminare fedelmente la Parola di Dio.
Ci saranno persone che non la comprenderanno.
Ci saranno persone che la riceveranno con entusiasmo ma senza radice.
Ci saranno persone nelle quali le spine soffocheranno ciò che Dio stava facendo.

E questo non significa che il seme fosse sbagliato, il seme è sempre buono ma la differenza è nel terreno.

Per questo non dobbiamo scoraggiarci quando non vediamo subito dei risultati.
Gesù stesso ci aveva già avvertiti che non tutto il seme sarebbe caduto in buona terra.

Ma questa parabola non parla soltanto agli evangelizzatori, ai predicatori o a chi testimonia.
Parla anche a noi.
Perché prima di chiederci che terreno siano gli altri, dovremmo chiederci che terreno siamo noi.
Ci sono delle pietre nel nostro cuore?
Ci sono delle spine che stanno soffocando la Parola?
Ci sono aree in cui ascoltiamo ma non comprendiamo veramente ciò che Dio ci sta dicendo?

Se riconosciamo queste cose, non dobbiamo scoraggiarci.
Dobbiamo andare al Signore e chiedergli di lavorare il nostro terreno.

“Signore, togli le spine che stanno soffocando la Tua Parola.
Togli le pietre che impediscono alle radici di scendere in profondità.
Dammi un cuore che comprenda, che riceva e che custodisca ciò che Tu dici.”

Infatti quando la Parola trova una buona terra, il frutto arriva.
E il frutto che Dio produce supera sempre quello che l’uomo potrebbe immaginare.

Questa riflessione nasce da una predicazione ascoltata domenica presso la chiesa Ebenezer di Ficarazzi, che mi ha spinto a meditare nuovamente sulla parabola del seminatore. Le considerazioni sviluppate in questo post sono frutto della mia personale meditazione della Scrittura e non costituiscono una trascrizione o una riproduzione della predicazione stessa.

Dio vi benedica.

 

Scritto da: Abramo Spina

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