Riflessioni Bibliche

Quando Dio Cambia Strada

today15 Novembre 2025 5

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Lasci l’empio la sua via e l’uomo *iniquo i suoi pensieri; si converta egli al Signore che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare.
«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore.
«Come i cieli sono alti al di sopra della terra, cosí sono le mie vie piú alte delle vostre vie, e i miei pensieri piú alti dei vostri pensieri.
Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare , cosí è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata.

📖 Isaia 55:7-11


Riflessione.

I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore.
Così parla Isaia 55:8-9, e queste parole mi risuonano nel cuore da giorni, come un’eco insistente che mi invita a fermarmi, a riflettere, a chinare il capo davanti alla sovranità di Dio.
Un caro fratello in Cristo, ormai andato con il Signore, ripeteva sempre:
«Ecco perché ho imparato che i nostri pensieri non sono i Suoi pensieri, e le nostre vie non sono le vie di Dio».
E in quel “ho imparato” penso che ci sia una vita intera di prove, di cadute, di momenti in cui ha dovuto arrendersi all’evidenza: i suoi piani, per quanto logici, per quanto devoti, non coincidevano con quelli del Signore.
Anche noi dobbiamo imparare questa lezione, non una volta sola, ma ogni giorno, attraverso l’esperienza, la Parola, la preghiera.
Dobbiamo imparare a riconoscere che la nostra mente, per quanto rinnovata dallo Spirito, rimane limitata, influenzata spesso, dal contesto, dalle emozioni; mentre i pensieri di Dio sono eterni, perfetti, onniscenti. Imparare e smettere di presumere, di anticipare, di imporre la nostra logica a Dio, e iniziare ad ascoltare, a osservare come Egli opera al di là della nostra comprensione, spesso proprio attraverso ciò che noi consideriamo un ostacolo.
Quante volte pianifichiamo la nostra vita con cura, tracciamo percorsi precisi, ci aspettiamo che il Signore intervenga esattamente come noi desideriamo (e spesso lo fa, con una fedeltà che ci lascia senza parole). Eppure, altre volte, Egli agisce in modi che ci sfuggono, ci conduce attraverso sentieri che non avremmo mai scelto, ci pone davanti a situazioni che ci fanno soffrire, che ci sembrano ostacoli insormontabili, persino quando il nostro desiderio è servirLo meglio.Pensiamo ad Abramo: chiamato a sacrificare Isacco, il figlio della promessa.
Immaginiamo il suo cuore, i suoi pensieri che gridano: «Signore, questo non ha senso, ho aspettato 25 anni la Tua promessa e adesso me lo richiedi».
Eppure Dio aveva già provveduto l’agnello, ma Abramo non lo sapeva ancora.
O pensiamo a Paolo, con la sua spina nella carne. Tre volte implora il Signore di toglierla, ma la risposta è: «Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Corinzi 12:9). Quante volte anche noi, di fronte a una difficoltà, gridiamo a Dio per la liberazione (e giustamente, perché Egli è il nostro Liberatore).
Ma qui parlo di quelle prove permesse da Dio, non di quelle da cui ci libera con un miracolo immediato.
Parlo di quelle circostanze in cui sembra quasi di udire la Sua voce dire: «No, figlio mio, questa via è quella che ho scelto per te».

Da settimane mi trovo costretto a spostarmi per lavoro in un’altra isola, lontano da casa, dalla famiglia (tra cui mia moglie, che porta in grembo la nostra bambina) e dal contesto in cui il Signore mi aveva posto a servire.

Non è una scelta che ho fatto io, né una decisione presa a cuor leggero: è una necessità imposta dalle circostanze professionali, che mi obbliga a riorganizzare ritmi, priorità, energie.
E in questo cambiamento forzato, il cuore si stringe.
Perché il Signore mi ha dato un campo ben preciso: l’opera della radio cristiana, un ministero che da anni porto avanti con passione con la forza fornita dal Signore, annunciando il Vangelo attraverso quest’opera.
È un servizio che richiede tanto lavoro dietro le quinte, presenza costante, dedizione quotidiana.
Come posso mantenere vivo questo servizio se sono fisicamente distante, se le mie energie vengono assorbite da una routine lavorativa estranea, se il tempo per registrare, editare, pregare insieme ai fratelli si riduce drasticamente?

Mi sembra un’interruzione, un ostacolo, un apparente spreco di tempo.
Eppure, un salmo ci invita: «Fermatevi e riconoscete che io sono Dio» (Salmo 46:10).
Fermatevi. Non correte, non pianificate, non controllate. Riconoscete. Egli è il Sovrano.
È giusto pianificare – «Il cuore dell’uomo medita la sua via, ma è l’Eterno che dirige i suoi passi» (Proverbi 16:9) –,
purché restiamo flessibili all’opera dello Spirito Santo,
pronti a lasciarci guidare e plasmare da Lui,
anche quando cambia strada e i Suoi piani non coincidono con i nostri.

Io testimonio per esperienza: se avessi seguito la mia volontà, avrei perso il lavoro, avrei perso opportunità, avrei perso benedizioni che ancora non vedo.
I miei pensieri non sono i Suoi pensieri. Perché? Non lo so.
Ma so questo: «Tutte le cose cooperano al bene per quelli che amano Dio» (Romani 8:28).
Tutte. Anche questa partenza. Anche questa distanza. Anche questo apparente spreco di tempo.
La Scrittura dice esattamente: «Tu conservi in pace perfetta colui la cui mente è fissa su di te, perché confida in te» (Isaia 26:3).
Pace perfetta. Non quella che viene quando tutto va come vogliamo noi, ma quella che nasce quando accettiamo che Dio è al controllo.
Spesso preghiamo perché cambi le circostanze (e molte  volte lo fa).
Ma altre volte, è Lui che permette quella circostanza, che la usa come uno scalpello per scolpirci, per renderci più simili a Cristo.
«Io so i pensieri che ho per voi», dice il Signore in Geremia 29:11, «pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza».
Pensieri di pace. Non di caos. Anche quando tutto sembra andare storto.

Noi, per natura, vogliamo controllare. Pianificare. Gestire.
Ma guarda al Signore Gesù e gli apostoli. Non avevano un piano quinquiennale.
Non avevano un’agenda fissa. Erano guidati dallo Spirito Santo.
Il Signore Gesù dice: «Non sono io che parlo da me, ma il Padre che mi ha mandato mi ha ordinato cosa dire e cosa fare» (cfr. Giovanni 12:49).
Gli apostoli, dopo la Pentecoste, non decidono dove andare: lo Spirito li manda, li guida, li spinge.
Pietro è chiamato a casa di Cornelio senza preavviso. Paolo è impedito dallo Spirito di andare in Asia, e poi riceve la visione dell’uomo macedone.
Filippo incontra l’eunuco etiope sulla via di Gaza, gli spiega la Scrittura, lo battezza  e solo dopo il battesimo lo Spirito del Signore lo rapisce portandolo altrove (Atti 8:39-40).

Non controllano. Confidano. E per fede, servono. E accadono miracoli: i malati guariscono, i morti risorgono, le prigioni si aprono, le nazioni si convertono.
Ed ecco il punto centrale: il Signore Gesù ha detto chiaramente «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Luca 9:23).
Rinnegare se stesso non è un atto occasionale, ma quotidiano: significa deporre i nostri desideri, le nostre inclinazioni, la nostra idea di come dovrebbe andare la vita, soprattutto quando queste si oppongono alla volontà di Dio.
Non rinunciare a sé è un problema grave, perché implica rimanere ancorati ai propri piani, alle proprie comodità, alla propria visione limitata  e questo ci rende indisponibili all’obbedienza, anche quando il Signore ci chiama a percorsi che non ci piacciono, che ci costano, che ci spiazzano.
È lì che si gioca la vera sequela: non quando tutto è facile, ma quando dobbiamo dire «Sia fatta la Tua volontà» anche se abbiamo paura.

Ecco il cuore della meditazione: smettiamo di resistere a ciò che Dio permette.
Non significa rassegnazione passiva, ma abbandono nelle mani del Padre.
Significa dire: «Signore, questa via non la capisco, ma Tu sì.
Questo trasferimento mi sembra un ostacolo, ma Tu lo userai. L’opera della radio, il mio servizio, la mia famiglia tutto è nelle Tue mani».
Quando la mente è fissa su di Lui, non sulle circostanze, arriva la pace perfetta.
Quando riconosciamo che i Suoi pensieri sono più alti, che le Sue vie sono perfette, smettiamo di lottare contro il vento e iniziamo a navigare con esso.
Signore, insegnaci a fermarci. A confidare. A lasciare che Tu sia Dio. Perché i nostri pensieri non sono i Tuoi, ma i Tuoi sono infinitamente migliori. E in quel abbandono, troveremo non solo pace, ma anche potenza. Amen.

Spero che questa meditazione possa portarvi edificazione e benedizione, che Dio vi benedica.


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Scritto da: Abramo Spina

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