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today28 Aprile 2026

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Passo di fede riferimento:

Luca 15:20
«Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò.»

La parabola del figliol prodigo ci racconta una storia di ribellione, di caduta e di un amore che corre incontro prima ancora che la distanza sia colmata.
Il figlio più giovane, infatti, decide di andarsene.
Non fugge di nascosto: chiede apertamente la sua parte di eredità al padre ancora vivo, come se gli dicesse: «Non voglio più vivere sotto la tua autorità, non voglio più dipendere da te.
Dammi ciò che mi spetta e lasciami libero».
È un gesto di rottura profonda: rifiuta la dipendenza dal Padre, vuole essere padrone di se stesso.
Prende tutto e parte lontano, sperperando ogni cosa in una vita dissoluta.
Arriva al fondo: una carestia, la fame, e si ritrova a pascolare i porci e a desiderare di mangiare le carrube che mangiavano loro.
Nessuno gli dava niente. È il punto più basso: non solo ha perso tutto, ma è ridotto a invidiare il cibo dei porci.
È lì che “rientra in sé” e decide di tornare, non più da figlio, ma da servo.
Mentre il figlio è ancora lontano, il padre lo vede. Non aspetta che arrivi alla porta di casa, non gli fa fare tutto il percorso da solo.
Lo vede, ne ha compassione, corre, lo abbraccia e lo bacia con tenerezza.
È il padre che prende l’iniziativa. È l’amore di Dio che non sta seduto ad aspettare il nostro pentimento perfetto, ma ci viene incontro non appena scorgiamo il primo passo verso di Lui.
Anche noi, figli di Dio, possiamo vivere questa dinamica e non solo nei grandi peccati clamorosi.
Sì, a volte ci allontaniamo in modo grave, come il prodigo: scelte consapevoli di disobbedienza, vita lontana dalla casa del Padre.
Ma altre volte lo facciamo in modo più sottile, quasi impercettibile: un piccolo risentimento verso la volontà di Dio, un “perché proprio a me?”
davanti alle prove che non vorremmo, un cuore che si indurisce perché le cose non vanno come avevamo immaginato.
In quei momenti ci sentiamo “contrariati” dalla Sua guida, e senza accorgercene iniziamo a camminare un po’ più lontani, come se dicessimo dentro di noi:
«Forse io so meglio di Te cosa mi serve».
Eppure, proprio come il figlio, anche nel momento in cui il pensiero di tornare si affaccia nel nostro cuore  (anche quando è ancora debole, ancora incerto, ancora “lontano”) il Padre è già lì. Il Suo Spirito Santo è già in movimento.
Non dobbiamo percorrere tutta la strada da soli. Non dobbiamo ripulirci perfettamente prima di presentarci a Lui. Egli ci vede da lontano, ha già compassione, e corre.Questa è la bellezza sconvolgente del Vangelo: il ritorno non è solo opera nostra.
È soprattutto opera del Padre che ci ama di un amore che precede, che anticipa, che corre.
Oggi, qualunque sia la distanza  grande o piccola  che senti nel tuo cuore, sappi questo:
Egli ti sta già guardando.
E non appena muovi un passo verso casa, Lui è già in corsa verso di te. Torna.
Non hai bisogno di essere perfetto.
Hai solo bisogno di alzarti e incamminarti. Il Padre è già lì, con le braccia aperte.

Dio vi benedica.

Scritto da: Abramo Spina

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